Previsioni SEO non convenzionali 1
Previsioni SEO non convenzionali 1

A volte le previsioni SEO possono rivelarsi (quasi) peggiori dei falsi miti

Ma, come nella meteorologia, più si avvicina il periodo da esaminare e migliore diventa la qualità di una previsione.
È chiaro che, verso la fine del 2014, sono molte le previsioni che si potrebbero azzeccare per il 2015: ma, tra queste, ho scelto il decalogo appena sfornato da Nate Dame (Search Engine Land) per il suo approccio borderline.

“Sappiamo tutti, dice Dame, che il mobile continuerà a crescere, che diminuirà l’utilizzo di keywords esatte e che non ci sarà più posto per tecniche di grey o black-hat“.

Per queste previsioni, effettivamente non serve la sfera di cristallo (ma una buona connessione): le previsioni di Dame invece sono di tipo non-convenzionale.

Alcune sono semplici provocazioni, altre ipotesi bizzarre e fuori dagli schemi: “è probabile, scrive Dame, che molte di queste siano lontane nel tempo e speriamo disperatamente che siano sbagliate!”

Ma forse è proprio qui, sul bordo della sfera di cristallo, che potremmo scoprire un pizzico del grande cambiamento appena oltre l’orizzonte e rimanerne sorpresi!

Ecco la prima parte della top-ten di previsioni imprevedibili per il 2015, secondo Nate Dame.

1) Google testerà risultati di ricerca senza rimandare a link esterni

La prima previsione è rubata a Rand Fishkin (Moz) e compariva già nelle sfere di cristallo di fine 2013.

Fishkin sosteneva che Google sarebbe diventato molto più aggressivo con il Knowledge Graph (o copia e incolla da wikipedia), gli annunci visuali e le risposte immediate della conversational search

“Molti marketers se la faranno sotto”, sosteneva Fishkin, “ma sarà solo una piccola fase sperimentale”.

Questa fase, sostiene Dame, arriverà presto: magari non in Europa dove Google ha in corso alcune cause sulla privacy e i diritti (?!?) degli editori, ma sicuramente negli USA.
L’unico freno a questa deriva potrebbe essere una massiccia ritorsione degli inserzionisti e, perché no, una rivolta degli utenti: l’86% degli utenti si fida più dei risultati della ricerca organica piuttosto che di quella a pagamento.

2) Investire nei contenuti non pagherà più

Secondo Dan Petrovic (The iMarketing Café) ci sarà un’ulteriore caduta dei siti di informazione, inversamente proporzionale al numero di risposte dirette fornite da Google.

Se il cuore del tuo business è quello di fornire risposte al tuo pubblico, non splenderà il sole all’orizzonte: il tuo concorrente diretto sarà proprio Google.

Per dirla senza mezzi termini, sostiene Dame, se fornisci informazioni (ad esempio nella forma di risposte a domande) sul tuo sito web significa che le stai fornendo anche al tuo nuovo principale competitor, ovvero Google.

“E il gigante della ricerca”, va giù duro Dame, “sembra non avere vergogna per il doppio-pesismo dei propri standard”.

3) L’automazione cambierà il Search Marketing

Secondo Laurie Sullivan (MediaPost), l’Internet delle Cose (Internet of Think) ridefinirà il Search Marketing”.

Il futuro della ricerca, scrive Sullivan, risiede nell’identificazione automatica attraverso fari, sensori, sistemi di posizionamento globale e altri tipi di tecnologia che forniscono informazioni senza bisogno di chiederle“.

La buona notizia, scrive Dame, è che se Google e gli altri motori di ricerca schiacceranno completamente quello che oggi conosciamo come SEO, almeno i professionisti SEO potrebbero avere un’opportunità di reinventarsi nell’Internet delle Cose…

4) L’orologio Apple cambierà le tattiche SEO

Jayson DeMers (Forbes) sostiene che “l’orologio Apple segnerà l’inizio di una nuova serie di mode”: sarà necessario quindi spendere più tempo a ottimizzare i contenuti per Bing e per le mappe Apple e dovremo essere preparati per nuove ricerche locali “super-specifiche”.

Si tratta del prodotto più discusso, ma anche di quello meno provato: secondo Dame potrebbe anche fare la fine di quei laptop ultra portatili che non sono sopravvissuti alle aspettative e sono stati poi eclissati dai tablet.

Tra prodotti indossabili l’orologio Apple potrebbe fallire e gli occhiali di Google potrebbero superare i loro problemi di percezione e di tipo giuridico per poi regnare sovrani. Oppure nei prossimi anni potrebbe presentarsi un nuovo dispositivo del tutto nuovo e prendere il sopravvento.

Qualsiasi cosa possa capitare di nuovo nell’Internet delle Cose, scrive Dame, avrà un grande impatto sul marketing e sulla ricerca: meglio però non scommettere su nulla…

[Vai alla seconda parte]

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