Fattori SEO on-page
Fattori SEO on-page

Avere il miglior profilo di backlinks oppure un PageRank di tutto rispetto (da PR3 in su), non conta molto se non si curano quei fattori base sulla pagina, che rientrano nella categoria generale dell’ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca, ovvero la cosiddetta SEO on-page.

A volte, anche tra i professionisti SEO più navigati, si tende a trascurare alcuni fattori che non sono proprio marginali e, considerando la caccia alle streghe di Google sui link non naturali, vale proprio la pena di ripassare insieme le basi della nostra professione e del lavoro da svolgere – prima di ogni altra attività – sui nostri contenuti.

Lo spunto è offerto da James Brockbank (Search Engine Journal), che ha deciso di condividere con i propri lettori un interessantissimo vademecum in 10 punti.

1. Title Tag

Ovvio che si parte da qui: dal titolo della pagina (tag title) nella sua intestazione (head).
Secondo Brockbank devi sempre assicurarti che le principali keywords e le loro variazioni siano collocate all’interno di questo tag. Queste sono le principali raccomandazioni:

a) Non ripetere lo stesso titolo su più pagine.
b) Scrivi il titolo in modo naturale, cercando di porre i concetti principali in apertura e quelli descrittivi a seguire. Un titolo SEO deve essere un titolo persuasivo per gli utenti di una ricerca e non per il motore di ricerca in sè.
c) Google ha sempre mostrato solo i primi 70 caratteri del titolo: il mio consiglio è di continuare a mantenere questo paletto (ma senza auto-castrazioni), pur se nel recente redesign delle SERP, la lunghezza del titolo dipende dalla larghezza del dispositivo di lettura.

2. Meta Description

Questo elemento non è mai stato un fattore di posizionamento, ma (con o senza rich snippet) ha ancora un’importanza fondamentale per attirare i potenziali visitatori che ne leggono un estratto sulle SERP.
Anche questo tag deve essere scritto in linguaggio naturale, entro un limite di 156 caratteri: per le attività di business, la mia personale raccomandazione è quella di collocare nel meta description tutti i dati per un contatto diretto, come un indirizzo email e un numero di telefono.

3. Heading Tags

Nel contenuto manifesto della pagina, i tag che iniziano con la lettera H, hanno un’importanza strategica eccezionale: servono a stabilire un ordine di rilevanza per gli argomenti e, in chiave SEO, a presentare keywords subordinate a quelle principali. Attenzione però al rischio di sovra-ottimizzazione e vale sempre il consiglio di utilizzare un linguaggio naturale e che possa attrarre in modo sincero i tuoi utenti.

La raccomandazione di base che faccio sempre è questa: il tag H1 si chiama così perché ce ne deve essere solo uno!
Per gli H2 e gli H3 non c’è invece la stessa relazione semantica, questi servono per introdurre sotto capitoli e singoli paragrafi (e non per ripetere in modo ossessivo le stesse parole chiave).

4. Contenuto

Questa sembra la parte più ovvia, ma spesso non lo è e in molti sono caduti sotto i colpi di un docilissimo Panda!
Il contenuto che scrivi (o fai scrivere, se segui le teorie di Jon Ball) deve essere unico, originale e informativo. Il fatto che debba essere scritto per essere umani e non per i crawlers di Google non impedisce di collocare e/o menzionare nel testo alcune delle frasi chiave più rilevanti.

Evita ovviamente il keywords stuffing, senza misurare con il bilancino la densità delle parole chiave.
La novità del motore di ricerca semantico (in opera già da qualche anno, molto prima di Hummingbird) è che si possono usare sinonimi, metafore e tutti quegli strumenti che i tuoi professori di italiano ti hanno insegnato ad usare per evitare errori in blu e la noia mortale dell’allitterazione.

5. Canonical Tag

Quando un contenuto possa essere richiamato da diversi URLs (ad esempio in un sistema e-commerce), è necessario fornire a Google un’indicazione chiara e univoca su quale sia l’unico URL da prendere in considerazione e a cui passare PageRank.
Per fare questo è necessario prevedere l’utilizzo di un canonical tag (valore dell’attributo REL nell’elemento LINK) che indichi un unico URL per il crawler che attraversa la pagina.

6. Struttura dell’URL

Oggi non ha più senso comporre un URL con parametri passati dopo il nome del file (es. index.php?id=999). Il modo migliore per scrivere un URL search engine friendly è quello di forzare la riscrittura dell’URL senza parametri (utilizzando ad esempio il mod_rewrite in .htaccess),  utilizzando il segno meno (piuttosto che il tratto basso) per separare diverse parole e senza annidare i contenuti i sotto-cartelle (es. /titolo-pagina/).
Questo tipo di URL non è solo più accessibile per il crawler, ma diventa più significativo anche per l’utente finale.
Se stai pensando di riscrivere tutti gli URL del tuo sito ricordati di predisporre delle opportune redirect 301 per i contenuti spostati.

7. Risolvi gli errori di scansione

Mantieni sotto controllato, attraverso GWT, tutti gli errori di scansione riportati dal crawler di Google e cerca una soluzione.
Se le pagine sono state rimosse, perché hai spostato il loro contenuto in un’altra pagina, metti le opportune redirect 301 ai nuovi contenuti.
Se invece l’errore si genera perché quel contenuto non esiste più, non è una tragedia: cerca di ottimizzare nel migliore dei modi la tua pagina 404. Esistono anche widget di Google per collocare, nella pagina di errore, un motore di ricerca che punti all’interno del tuo sito e che permetta all’utente di cercare contenuti alternativi.

8. Controlla il tuo file robots.txt

Il file robots.txt serve per indicare al crawler quali pagine NON devono essere indicizzate: assicurati quindi che non ci siano restrizioni e, al massimo, controlla che siano bloccati solo gli accessi ai pannelli di amministrazione del contenuto e a tutte quelle pagine di bassa qualità (es. directories di scambio files con clienti) che non devono apparire (neanche per sbaglio) nei risultati di una ricerca.

9. Disegna un sito responsive

Tecnicamente non sarebbe una raccomandazione per una buona SEO-on page, ma come per la meta-descrizione, potrebbe essere molto utile per aumentare le visite e ottimizzare le conversioni.
All’attuale quasi il 50% degli utenti del web, utilizza browser su dispositivi mobili, dagli smartphone ai tablet (e presto ci sarà un sorpasso): per questo motivo Brockbank raccomanda una progettazione responsive, per permettere un buon adattamento dei contenuti a qualsiasi tipo di display (compreso lo schermo di un televisore!).

10. Velocità di caricamento

La velocità di caricamento, dall’aggiornamento Caffeine in poi, è un fattore importante di posizionamento.
Per verificare le prestazioni delle tue pagine puoi usare lo strumento di Google, Page Speed Insights. Qui potrai visualizzare non solo lo score totalizzato (meglio se superiore a 90), ma anche suggerimenti su tutti i problemi tecnici da risolvere per incrementare la velocità del tuo sito.

2 Comments

  1. Direi ottimo articolo. Saranno anche le basi, ma spesso abituati a rincorrere cose nuove e spostamenti algoritmici, si dimenticano molte di queste cose. Aggiungerò la pagina ai miei preferiti come ho fatto con tante altre che parlano di fattori seo da tenere a mente, per non dimenticarli mai.
    Per la velocità di caricamento del sito, utilizzando wordpress io uso WP super cache ……. Tu conosci qualche plugin migliore ?
    ciao e buon lavoro

    • Per i siti in WP, il plugin che suggerisci è ottimo. Ma spesso è necessario capire in quale punto del caricamento si presentino problemi: per questo trovo che Pingdom sia lo strumento migliore per rilevare i c.d. colli di bottiglia.