Contenuti e keywords per progetto SEO
Contenuti e keywords per progetto SEO

Quando si gettano le basi di un progetto SEO, che sia per un obiettivo personale oppure l’oggetto del brief con il tuo cliente, c’è una questione importante e che va risolta subito: a chi si rivolgono i contenuti del sito web?

Esperti più sofisticati di marketing parlerebbero di segmento di mercato, in un ottica di ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca significa individuare il pubblico legato a:
1) temi generali: topic riassumibili in una manciata di parole chiave (keywords)
2) contenuti che possano soddisfare esigenze più specifiche (long tail queries)

Facciamo un esempio: il nostro obiettivo è quello di portare on line un produttore vinicolo di una rinomata zona dei colli imolesi.
Conosciamo bene il prodotto, ma cosa ne sappiamo del profilo del nostro utente? Abbiamo alcuni temi generali (“vino rosso”,”vino dei colli imolesi”) e alcuni contenuti specifici (“spazio enoteca e area degustazioni”, “coltivazione senza prodotti chimici”, etc.).

Potresti, a questo punto, costruire fantastiche associazioni oppure lasciar correre l’intuito, ma se vuoi portare a casa un buon contratto e costruire una relazione solida con il potenziale cliente, devi puntare su dati certi (o almeno probabili).

Quello che segue è un esempio di framework, (molto) liberamente ispirato ad un recente articolo di Julie Joyce (Search Engine Land): si tratta di una procedura che potrebbe aiutarti a costruire in modo analitico contenuti che si adattino alle preferenze, ai gusti e (perchè no?) anche alle tendenze estemporanee della tua nicchia di utenti.

1) Chiedere ai clienti, che già frequentano lo spazio vendita e l’area degustazioni, idee, consigli e suggerimenti: puoi farlo direttamente in prima persona oppure attraverso una mailing list. Personalmente credo, non ne faccio mai mistero, che le pubbliche relazioni (proprio quelle dirette a contatto fisico) siano l’arma vincente in campo SEO: da queste poi possono nascere anche le PR digitali o viceversa…

2) Condividi tutti i suggerimenti che hai ricevuto attraverso la bacheca di Facebook, Twitter, Googleplus (a scelta) e lascia che sia il termometro dei social network a dirti se il pubblico preferisca “inviti a serate di degustazione” piuttosto che la lettura di papiri di “scienza viticola”. Non serve un esperto di statistica per dire che un test di questo tipo può dare risultati solo il campione di dati è consistente, ma i campioni sui social network di certo non sono gratuiti.

Data la centralità del test ai fini SEO, ti consiglio di investire (o far investire) una parte del budget anche in queste campagne: si tratta ovviamente di periodi limitati, che però sono fondamentali per capire cosa apprezza di più il tuo pubblico potenziale.

3) Punta lo sguardo sulla concorrenza: dopo che hai studiato il pubblico che già conosce l’azienda o che l’ha conosciuta attraverso una promozione online/offline, incomincia a studiare anche gli avversari. Ci sono altre aziende vinicole, nella stessa zona ma anche altrove nel mondo con affinità di intenti, che hanno già un sito web? Che contenuti trattano? Ci sono contenuti diversi? Ad esempio un concorrente propone abbinamenti eno-musicali… Come funzionerebbero se proposti al tuo pubblico?

Se mettiamo insieme tutto quello che abbiamo acquisito nelle relazioni dirette, nelle interazioni sui social media e con l’analisi competitiva, siamo in grado di ricostruire con una certa precisione il profilo dell’utente medio e le sue preferenze sui contenuti: a questo punto possiamo  definire un progetto SEO basato su contenuti e quindi su keywords e long tail queries ridefinite dagli stessi!

Attenzione a non cadere nella trappola di credere che basti effettuare solo una tantum questo tipo di rilevazioni, magari al momento della stesura dell’offerta  e poi mai più (che almeno per una volta non sarà la classica lista della spesa di “15 chiavi a prezzo eccezionale sulle SERP”). La procedura che ti ho descritto, dovrebbe diventare in realtà un processo continuo o periodico per valutare quali argomenti siano ancora “in” e quali “out”, quali portino a maggiori interazioni e quali, soprattutto, a più ricavi (anche simbolici, ma non in bitcoin)!

7 Comments

  1. Ciao Marco,
    buon articolo. Chi lavora nella consulenza seo e più in generale nel web marketing conosce bene l’importanza dei contenuti: l’adagio è sempre “scrivi per gli utenti prima che per i motori di ricerca” ed è chiaro che soddisfare le esigenze di entrambi non sempre è facile, basti pensare a quanto differisce un titolo “seo” da uno persuasivo, letterario, per l’utente insomma!

    • Leggi bene il titolo di questo articolo… non trovi che titolo SEO e titolo persuasivo si possano contaminare ? Se è efficace lo diranno i lettori…

  2. Ciao Marco,
    come sempre fornisci interessanti spunti 🙂
    Tuttavia ritengo che per portare avanti un progetto corredato di contenuti interessanti e pertinenti, ci si debba porre alcune domande “basic”:

    – Qual è l’obiettivo di un sito web/ prodotto/ servizio (aumentare la brand awareness o brand reputation? incrementare le vendite? fidelizzare i clienti?)

    – Qual è il pubblico target di riferimento (quale l’età? il grado di istruzione? gli interessi?)

    A queste domande non sarebbe male aggiungere anche una piccola indagine circa la geolocalizzazione. Esempio pratico? Curavo un cliente che promuoveva corsi formativi e-learning accreditati per avvocati, l’indagine è stata utile poiché rivelava che la maggior parte degli acquisti di corsi online avvenivano al nord e non al sud per via di una difficoltà degli enti preposti (CNF) a fornire alcune tipologie di corsi per i professionisti. In questo modo ho potuto ottimizzare i miei contenuti facendo leva proprio su queste “carenze” ( a cui il mio cliente era in grado di sopperire of course!)

    • Grazie Donatella! Sono d’accordo con te, le domande basic che proponi sono veramente essenziali. L’indagine sulla geolocalizzazione è interessante, ma necessita di doti di investigatore o di buoni insider all’interno di ogni settore commerciale, ergo: o te lo dice il cliente oppure lo chiedi ai suoi competitor… Giusto?!

    • Non necessariamente! L’indagine di mercato, i punti di forza e quelli di debolezza di un servizio/prodotto è ovvio che facciano la loro parte, ma interessante è anche l’acquisizione di dati mediante Google Analytics. Se lanci un servizio è da li che monitorizzi le vendite, fai un quadro generale della situazione e addrizzi il tiro.

      Nel caso di cui accennavo nel precedente commento, ad esempio, fu proprio grazie ad Analytics che mi accorsi del gran numero di vendite al nord… e da li uno si chiede come mai? … e le risposte in questo modo è più semplice ottenerle, non credi?

    • I get it 😉
      Metto nella checklist di analytics anche l’analisi di geolocalizzazione.
      Grazie per il consiglio!

  3. Ottimo. La metodologia spiegata mi potrebbe consentire di organizzare un lavoro che devo fare in un campo che non conosco ed evitare dispendi di energie a vuoto. Grazie Marco