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Cari bloggers attenti a non farvi corrompere per qualche insano backlink…

Matt Cutts sulla corruzione dei bloggers
Matt Cutts sulla corruzione dei bloggers

Matt Cutts sulla corruzione dei bloggers

Google ha sempre preso in seria considerazione qualsiasi attività diretta a influenzare in modo scorretto i risultati restituiti dal suo algoritmo di ricerca: ne abbiamo parlato ripetutamente in questo blog (es. casi di AngloRank e Backlinks(dot)com) e – poco prima della vigilia di Natale – il capo dell’Anti-Spam di Google, Matt Cutts, ha segnato un nuovo colpo.

La novità di quest’ultimo annuncio è sorprendente:  a cadere non è una rete di link, nemmeno un aggregatore o collettore di schifezze in scatola, ma bloggers e autori che sono stati corrotti per inserire link prezzolati all’interno dei loro articoli.

Matt Cutts ha seguito la pista fornita da gawker.com: un denuncia ricca di dettagli relativi ai corruttori e alle modalità dell’operazione. L’autore dell’articolo rivela di essere stato contattato da uno studio losco di marketing, backlinks(dot)us, per inserire link con testo ancorato prestabilito, all’interno dei suoi articoli. Questo in cambio di una percentuale rispetto al valore dell’offerta fatta al cliente finale, disposto a pagare fino a mille dollari al mese per quel link!
Nell’articolo originale è possibile leggere tutto lo scambio di email tra il corruttore e il potenziale corrotto: l’operazione è ancora più subdola, perché non è diretta nei confronti dell’editore per ottenere, come sarebbe lecito, uno spazio pubblicitario. La richiesta viene fatta direttamente all’autore, cercando di bypassare il controllo editoriale: il tutto per far apparire il link come genuino e frutto di una ricerca dell’autore per arricchire il contenuto del suo articolo.

Nel giornalismo tradizionale italiano si chiama “marchetta”: pratica disdicevole, purtroppo dilagante nell’informazione nostrana, quasi sempre tollerata e mai bannata! Adesso ci pensa Cutts e, nel solito venerdì nero degli annunci, dice che Google “ha intrapreso azioni contro centinaia di compratori, dozzine di siti e dozzine di autori spazzatura“.

Basterà questo per fare capire ai blogger maliziosi che un contenuto giornalistico, quale è a tutti gli effetti il contenuto di un blog, non può essere né comprato, né diretto da un pubblicitario? Secondo Hamilton Nolan, autore citato da Cutts, “il contenuto potrebbe anche essere insulso, scritto malamente, anche quasi di nessuna utilità, ma non deve essere una pubblicità”.

Siete d’accordo?