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Come analizzare un link: fondamenti di link building

Analisi di un link
Analisi di un link

Analisi di un link

“L’importanza della qualità di un link nella SEO non può essere esagerata”.

Prima di iniziare qualsiasi progeto di link building che abbia a che fare con la SEO, devi essere sicuro che stai inseguendo link che non avranno un impatto solo oggi, ma che continueranno ad avere un impatto positivo nel futuro.

Così Jon Ball di Search Engine Land introduce la sua utilissima lezione sull’analisi dei link (link analysis), per capire cosa può rendere un link di qualità e riassume in 5 elementi le caratteristiche di un link.

1) Rilevanza

“La rilevanza, dice Ball, dovrebbe essere sempre la stella polare per orientarti nella tua strategia di link building“. Se un link non è rilevante (ovvero non ha nessuna correlazione con i contenuti della tua pagina) potrebbe portare, nel migliore dei casi, ad un link di qualità inferiore alla norma e, nel peggiore, ad un impatto negativo dei tuoi sforzi di ottimizzazione, che potrebbero tradursi in una penalizzazione manuale oppure algoritmica (a suon di Pinguino).

“La rilevanza non è l’unico fattore, continua Ball, ma è sicuramente il primo che dovresti prendere in considerazione” e, come tutti gli elementi di un link, deve essere analizzato sia a livello pagina, sia a livello dominio.
A livello pagina un link deve essere sempre rilevante, mentre a livello dominio, la rilevanza potrebbe anche essere solo eventuale. Qui si possono fare due esempi:

a) un link verso la pagina di un’impresa edile, collocato nel sito di un’agenzia di intermediazioni immobiliari, nella pagina in cui vengono descritte le caratteristiche delle case realizzate. Qui il link è rilevante sia sul livello pagina, sia sul livello dominio;
b) un link verso la pagina del sito di un’azienda (che ha presentato alla stampa un proprio brevetto), collocato nella sezione economia di un quotidiano on-line. In questo caso il link è rilevante solo sul livello pagina, ma il contesto diverso non fa perdere rilevanza alla pagina da cui proviene.

2) Tipo di link

Ci sono due modi di vedere il tipo di link: il primo riguarda il modo in cui il link è composto e il secondo il modo in cui è collegato.
Ball elenca queste tecniche per la composizione di un link:

a) Link con testo descrittivo nell’ancora, visibile e cliccabile: questa è la strada più comune e il modo migliore per aumentare il posizionamento di qualche specifica parola chiave. Attenzione però alla sovra-ottimizzazione e alle punizioni del Pinguino.
b) Link in chiaro, quando l’URL viene utilizzato come testo nell’ancora (es. http://www.miosito.com/): si tratta forse del modo più naturale per comporre un link, ma non ha la stessa efficacia di un link con testo nell’ancora.
c) Link di citazione: sono la versione breve dei link in chiaro (es. miosito.com, invece di http://miosito.com/). Possono essere efficaci in chiave SEO, ma solo se il tuo URL coincide con il tuo brand. Attenzione però ai nomi di domini con parole chiave e alle punizioni di EMD (Exact Match Domain).
d) link su immagini: non sono link di serie di B solo se viene utilizzato l’attributo ALT (e non sottovaluterei nemmeno l’attributo TITLE). Questi tag possono dare la stessa resa, forse solo leggermente inferiore, dei link con testo descrittivo nell’ancora.
e) link accorciati, ovvero tutti i link che per esigenza di spazio (ad esempio un tweet) vengono condensati in pochi caratteri (es. http://ow.ly/Fskos). Questi link andrebbero esaminati per verificare in che modo utilizzano il redirect (301 – 302) e se trasmettono, o meno, link equity.

Tra le modalità di collegamento (linking), Ball include:
a) collegamento diretto (Direct): qui niente ostacola la qualità e l’equità di un link;
b) collegamento indiretto (Redirect): quando un collegamento avviene attraverso il passaggio verso un’altra pagina, si perde l’equità se i crawler di Google non riescono a seguire la redirect, ovvero si tratta di una temporary redirect (302).
c) da tutte le pagine di un sito web (Site-wide): è il caso di un link nel piede di ciascuna pagina. Normalmente Google ne valuta uno solo come naturale: attenzione, però alla bandiera rossa del Pinguino, che potrebbe scattare se il link contengono keywords ripetute.
d) in javascript: è il caso dei menu a comparsa, piccoli o grandi che siano. Sono SEO-friendly solo se ben progettati, ovvero se i contenuti non sono composti da chiamate asincrone o variabili locali (che il crawler non sarebbe in grado di emulare).
e) in modalità no-follow: con questo attributo si suggerisce a Google di ignorare il link e quindi non passerà né pagerank, né link equity. Tuttavia su questo punto Google non ha mai chiarito a sufficienza quanto peso generale, nel profilo dei backlinks di un sito web, anche questi links possano avere.

La mia opinione personale in merito, che ho riscontrato anche in diversi test, è che hanno un valore – seppur minimo – anche i link no-follow, se provenienti da pagine rilevanti e con un buon livello di autorevolezza: ovvio senza esagerare in quantità e iterazioni sospette. Non portano né pagerank, né author rank, ma incidono sul giudizio di autorevolezza di un contenuto (come un segnale sociale), tra diversi competitor sulle SERP.

3) Autorevolezza (Authority)

Secondo Ball, non c’è authority se un link non è rilevante ed è stato composto in modo poco SEO friendly.
La misurazione di questa qualità non ha una scala e un punteggio universale: esistono diverse metriche, tra cui lo stesso PageRank di Google (attenzione però che viene aggiornato con tempi biblici e quindi non sempre fotografa una situazione recente).
Lo strumento migliore e quello fornito da opensiteexplorer.org di Moz, anche per la parte gratuita. Qui avete a disposizione tre diverse metriche: Domain Authority, PageAuthority e MozRank. A seguire potete fare riferimento anche ai dati di alexa.com.

Nell’analisi dell’autorevolezza non è necessario puntare per forza di cose ai valori più alti della scala, ma verificare semplicemente se i vostri link rientrano in una soglia minima di authority. “Non è necessario puntare ad un link dal New York Times, dice Ball, acquisire un link naturale da siti di nicchia con un’alta rilevanza può dare risultati decisamente migliori”.

4) Posizione (Location)

“La posizione in cui il link è collocato all’interno della pagina, afferma Ball, gioca un ruolo nel passaggio di link equity”. Questa è la scala delle posizioni indicate, dalle migliori alle peggiori:

1) nel contenuto
2) in un box fuori dal contenuto (es. biografia dell’autore)
3) in una bassa laterale
4) nel footer

Nel complesso, ricorda Ball, la posizione non influisce eccessivamente sulla qualità generale di un link. Sull’argomento, inoltre consiglia un articolo di Rand Fishkin.

5) Sensazioni a pelle (Smell Test)

Si direbbe, leggermente “out of topic”, ma per chi sostiene che la SEO sia insieme un’arte e una scienza, nell’analisi di un link è necessario fidarsi anche dell’istinto. Ball lo chiama “Test sull’odore” e questo è l’insieme di elementi da verificare:

a) gli altri link in uscita presenti sulla pagina e su tutto il dominio
b) la qualità dei contenuti della pagina e del dominio
c) le informazioni legate al sito oppure al brand
d) le informazioni di contatto
e) la frequenza di aggiornamento del blog (se c’è un blog).

Questo insieme vi darà un quadro chiaro sulla qualità generale del sito di provenienza, oltre le metriche algoritmiche (a volte non sempre efficaci contro spammer ben mascherati).