Copywriting per SEO e social media (2)
Copywriting per SEO e social media (2)

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Individuare i profili di pubblico

Al terzo posto nella lista dei consigli per una buona scrittura sul web di Lisa Buyer (Search Engine Watch), troviamo l’individuazione dei profili di utente: variabile non trascurabile per uno scrittore che si occupa di un brand.

Per chi scriviamo e con quali obiettivi? Più informazioni hai a disposizione per conoscere le tue “persone” e più è semplice il processo di creazione di contenuti e l’individuazione del “bersaglio da colpire”.

Immaginare il profilo di questi utenti è utile, secondo Buyer, per creare un “legame magnetico” tra i lettori e il messaggio scritto per loro: l’esempio che propone è su due diverse “persone” che potrebbero essere interessate al brand Starbuck (forse il meno appropriato per un pubblico italiano che difficilmente si mescola nei ritrovi sociali o ricreativi). Un profilo potrebbe essere quello di una direttrice delle vendite, frequentatrice abituale della catena per bere diversi caffè durante la giornata e per la connessione wi-fi; un altro quello di uno studente che approfitta di cinque minuti, prima dell’arrivo del suo pulman, per riempire velocemente la sua tazza. Entrambi sono profili di frequentatori di Starbuck, ma ovviamente richiedono due stili di scrittura completamente diversi.

Condividi le parole che influenzano i social media

Se disponi di ricerche e dati, scrive Buyer, che possano aiutare uno scrittore a includere parole che possano funzionare sui social network o consigli sulla scrittura di un email, condividili subito con i tuoi copywriter!

Buyer segnala un’ottima infografica di QuickSprout su quali parole funzionano di più su diversi social media. Ecco qualche esempio:

1) Per ottenere più retweet su Twitter utilizza le parole “gratis”, “retweet” o “nuovo post”.
2) Facebook risponde al meglio con parole come “ispirazioni”,”sconti”,”iscriviti”.
3) Vuoi proporre servizi attraverso Linkedin? Le parole più forti sono “puntuale”,”compiuto”,”creato da”,”ricercato”, ma lascia stare parole più inflazionate come “creativo”, “responsabile” e “strategico”.
4) Gli utenti di Google+ interagiscono su parole come “condividi”, “promuovi” e “fai crescere”.

Contenuto generato da utenti

Il contenuto migliore per generare fiducia nel tuo brand, non proviene dal brand stesso: quello che oggi fa la differenza, scrive Buyer, sono le recensioni dei consumatori che si attivano on line.
Il tuo miglior scrittore quindi, non è quello che paghi profumatamente per la qualità (e la puntualità), ma proprio quello che non devi assumere e che, potenzialmente, potrebbe diventare il tuo “partigiano” preferito.

Elogio della brevità

Se riempi i tuoi spazi bianchi con spazzatura, il risultato sarà un pubblico spazzatura oppure, peggio, nessun pubblico.

Secondo Buyer, per un’azienda è più importante perdere tempo su contenuti non lunghi, ma di qualità migliore. Puoi ridurre, se vuoi, il tuo calendario di produzione editoriale: la cosa importante è concentrarsi su quello che si scrive.

Il contenuto di qualità non è una prerogativa unica dell’algoritmo di posizionamento di Google: anche Facebook utilizza un sistema qualitativo per posizionare i post nella sua ricerca organica.
Accusato di aver lasciato a piedi proprio su questi risultati molti aziende, Brian Boland di Facebook ha risposto che i contenuti organici di valore per FB “sono quelli che insegnano alle persone qualcosa oppure che le divertono o che le fanno pensare (?!?) e che in generale aggiungono valore nelle loro vite”.

Ergo, la qualità è la vera discriminante nella ricerca organica dei motori di ricerca e dei social media: ogni copywriter, secondo Buyer, oltre a requisiti di qualità, deve possedere nozioni sulle migliori pratiche SEO e conoscere gli stili di contenuto e le mode che attraversano i profili del pubblico di un determinato brand.

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