Il futuro dei social media
Il futuro dei social media

Proviamo, solo per qualche secondo, a rovesciare il mantra che ci ha accompagnato per tutto il 2013 ?
Il futuro della ricerca è nei social media oppure il futuro dei social media è nella ricerca?

Secondo Erin Robbins O’Brien, autrice di SEJ, i due campi (ricerca e social media) stanno convergendo e sembrano un “tandem dinamico“.

La ricerca, dice O’Brien, ha già puntato i suoi occhi sul mondo dei social: l’obiettivo principale di chi utilizza il canale dei motori di ricerca è quello di farsi trovare da un pubblico ben definito. I social media hanno semplicemente fornito un modo eccezionale per rintracciare persone, idee e contenuti.

Detto questo, continua O’Brien, i social media sono un posto molto affollato: canali multipli, milioni di utenti e un diluvio di contenuti, all’interno dei quali la semplice rintracciabilità sociale si è praticamente estinta. Mentre i social networks si affrettano a creare filtri, a spianare il contenuto che pensano tu possa ritenere interessante e a costruire connessioni più rilevanti, i digital marketers devono concentrarsi su come essere trovati anche sui social media…

L’algoritmo di Facebook, come quello di Google non è un documento pubblico: ragione per cui O’Brien consiglia di creare un contenuto che sia sempre presente quando le persone lo cercano.

1. Sono più importanti le frasi delle keywords

Ricerca per descrizione
Ricerca per descrizione

Le persone ricordano quello che hanno letto sui social networks, tra gli articoli dei giornali oppure anche su cartelloni o spot pubblicitari e poi lo cercheranno più tardi. Grazie alla conversational search di Google potranno digitare l’intera frase di quello che ricordano oppure una descrizione di qualcosa che hanno visto.

Potrebbero non conoscere o non ricordare il marchio, ma si ricordano cosa hanno visto e decidono di cercarlo in un momento più opportuno, mentre aspettano il tram oppure mentre sono seduti di fronte alla scrivania.

2. Sono essenziali i concetti e non i termini tecnici

Concentrati – continua O’Brien – sulle discussioni nei social media che sono rilevanti per il tuo brand: in questo modo puoi trovare informazioni nuove per connetterti al pubblico che hai già oppure identificare un nuovo pubblico. In questo modo potrai creare contenuto riferito agli argomenti più attuali.

Molti suppongono di fare già tutto questo, quindi per spiegare meglio il concetto O’Brien utilizza l’esempio della campagna del marchio Nike sulle scarpe da corsa (Nike running shoes). Da un monitoraggio di termini come “nike”,”corsa”, con le variabili “correre” e “corridore” si è passato, con il tempo al monitoraggio di cose differenti quali “maratona”,”sentieri” e “gare su strada”, scoprendo questi, tra i temi maggiormente discussi: “carboidrati”,”personal trainer”,”dolore alle giunture”,”previsioni meteo”, etc.

Sulla base di queste informazioni la Nike potrebbe creare contenuti e ricette ispirati alla maratona, insieme a un suggerimento sulla scarpa, per tutti gli utenti che cercano informazioni sui cibi più adatti prima di una corsa.

3. Il contenuto deve essere socialmente rintracciabile e consumabile

Avere molti collegamenti sui social media e inondarli di post è solo una parte della battaglia: per O’Brien devi essere sicuro che stai creando contenuto che funzioni bene per quel social media e che sia facile da trovare quando gli utenti lo cercano.

Questo significa che non deve esserci un canale privilegiato, tra Facebook, Twitter, Linkedin, GooglePlus, YouTube o Slideshare: tutti insieme possono concorrere, con diversi linguaggi e approcci, alla distribuzione di un messaggio (con o senza hashtag) nel corso della giornata.

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