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L’impatto di Google Penguin 2.1 sui risultati della ricerca

Penguin 2.1
Penguin 2.1

Penguin 2.1

I primi dati sugli effetti dell’aggiornamento della seconda versione di Penguin, raccolti da Glenn Gabe, permettono di analizzare più da vicino le conseguenze del lancio.

Nel suo post Glenn Gabe racconta tre storie diverse, che potremmo riassumere come parabole di redenzione, nemesi e di ricorso storico.

La prima storia ha un “happy ending”, la seconda è quella di un pugile suonato per la seconda volta.

La terza, è un esempio – purtroppo molto comune – di una società che, non comprendendo il lavoro del consulente SEO, è stata confinata nel limbo dello spam.

1. Penguin 2.1 permette il recupero di posizioni

A tutti, non sempre, viene concessa una seconda possibilità.
“Molti pensano che non sia possibile recuperare posizioni dopo il passaggio del Pinguino: invece si può – sostiene Gabe – il quale racconta  di almeno due casi (tra i 36 esaminati) di netto recupero esaminato proprio in coincidenza con l’aggiornamento del 4 ottobre 2013.

Entrambi i siti in recupero erano già stati colpiti, prima dal Panda e poi congelati dal Pinguino e per questo seguiti dalla consulenza di Glenn Gabe. Per uno di questi, in particolare, la situazione – nonostante gli interventi tecnici effettuati dopo il penultimo aggiornamento di Penguin – si presentava ancora critica solo pochi mesi fa.

“La società ha messo in campo in ritardo tutto quegli accorgimenti tecnici che avevo consigliato dopo la prima penalizzazione. Non tutte le aziende possono muoversi alla velocità della luce, quindi anche il primo aggiornamento di Penguin 2.0 non ha cambiato la reputazione SEO del cliente”.

Il problema, dice Gabe, era legato a una presenza molto vasta di link non naturali che sono stati completamente rimossi solo tra la primavera e l’estate di quest’anno. Utilizzando le Google Webmaster Tools, Majestic SEO e Open Site Explorer sono stati identificati tutti i link di spam e non naturali: la rimozione è stata effettuata direttamente per la maggioranza dei link, mentre per quelli non rimovibili manualmente, è stato utilizzato lo strumento Google Disavow.

Questo è il grafico della rimonta:

Esempio di recupero di posizioni con Penguin 2.1

Esempio di recupero di posizioni con Penguin 2.1

 

2. Penguin 2.0 e 2.1: combinazione da KO

La seconda storia, invece non ha un bel finale. Il pugile ancora barcollante per il montante subito dal Penguin 2.0, è stato steso al tappeto dall’aggiornamento successivo. Una storia ancora più tragica, se si pensa che il pugile era consapevole dei suoi limiti e stava lavorando per rimuovere tutti i possibili link non naturali.

“Dopo aver ricevuto il colpo a fine maggio 2013, racconta Gabe, la società ha raccolto le truppe, tentato di identificare tutti i loro link non naturali e hanno lavorato duro per rimuoverli. Si aspettavano quindi di essere premiati dall’aggiornamento successivo e, invece, le hanno prese ancora”.

Il primo calo di maggio 2013

Il primo calo di maggio 2013

Il secondo colpo a ottobre 2013

Il secondo colpo a ottobre 2013

Come è potuto succedere allora?
“Analizzando il profilo dei link al sito è emerso il problema: la società ha fissato un punto nel tempo ed ha cominciato a rimuovere tutti gli spamming link fino a quel momento. Non hanno continuato ad analizzare i loro link e la crescita spontanea dello spam, nonostante la pulizia, è continuata. Il secondo aggiornamento di Penguin 2 ha trovato quindi tutti i link non naturali, che si sono ri-generati tra maggio e ottobre 2013.
Questa combinazione di colpi può essere utile a ricordare che il Pinguino non dorme mai. La ricerca e la rimozione di link non naturali deve essere un lavoro costante o, quanto meno, da ripetere ciclicamente. I link non naturali hanno indefinite strade per replicarsi attraverso siti o network di bassa qualità.”

3. La prima volta (con un consulente “fidato”)

Si possono verificare, a volte, esplosioni di link innaturali dovuti ad una pessima consulenza/attività SEO.

Gabe racconta di aver ricevuto, all’indomani dell’aggiornamento 2.1, una telefonata dal proprietario di un sito congelato. Dopo avergli illustrato quanti link non naturali puntavano a quel sito, il titolare del dominio ha fatto chiaramente capire di non aver mai richiesto di persona quei link.
Ricostruendo le vicessitudini del titolare con consulenti e agenzie SEO, è emerso che – dopo aver contattato numerose agenzie per richiedere aiuto – solo una di queste ha accettato l’offerta incominciando campagne massicce di link building. Non link guadagnati con il contenuto e l’originalità, ma pura e semplice carne in scatola per il Pinguino.
“Dopo la campagna il titolare è stato lasciato solo a ripulire il casino lasciato dai pinguini, invece di gestire i suoi affari, si è ritrovato ad avere a che fare con strumenti per rilevare link e ad acquisire familiarità con il disavow tool: ora potrebbe laurearsi in Scienza del Pinguino”.

Come è possibile evitare queste situazioni?

Il primo consiglio è quello di approfondire la conoscenza del consulente o dell’agenzia che si sta ingaggiando e richiedere un progetto scritto del lavoro che sarà eseguito. In secondo luogo è necessario che, chi ingaggia e chi si occupa di SEO, siano consapevoli che il posizionamento nei risultati della ricerca è un processo e non un obiettivo fine a se stesso. Richiede, oltre a contenuto originale e diffusione sociale, anche attività periodiche di manutenzione e di controllo e non può essere consumato solo una tantum come le inserzioni su Google o su Facebook.