Ci sono solo ottime ragioni per considerare l’evoluzione mobile del tuo sito, ma una vale su tutte.

“Una volta era una novità, adesso è una necessità”.

Così si esprime John E. Lincolm (IgniteVisibility), indicando la strada per risistemare la versione mobile del tuo sito e rimetterlo in pista.

Adesso che Google sta cominciando a riscrivere il suo indice sulla base delle informazioni contenute nelle pagine per mobile (Mobile-first Indexing), il mobile diventa determinante anche per non perdere competitività nella ricerca desktop.

Inoltre sempre secondo i dati di Google il numero delle ricerche su mobile sta nettamente superando quello su desktop.

Ecco come riprendersi quella discreta fetta di mercato che sembra valere l’ambiente mobile (prima parte).

1) Comprimi tutto

Forse sei uno dei pochi a frequentare lo strumento di Google per testare le pagine mobile, ma se non hai un background sufficientemente tecnico, potrebbe essere difficile capire le soluzioni che offre lo strumento.

Il consiglio più prezioso che puoi trovare tra la documentazione di PageSpeed è la compressione del tuo sito web, affinché si possa caricare più velocemente.

Secondo Lincolm, solo la compressione vale 40 punti di score nel punteggio assegnato dallo strumento.

Purtroppo non si tratta di un’attività da prendere alla leggera. A meno che tu non sia estremamente competente sulle tecnologie web, cerca qualcuno che ti possa aiutare e non farlo da solo.

Google apprezza moltissimo i siti che si caricano velocemente, in modo speciale per gli utenti mobile e le connessioni fluttuanti. Ecco perché la velocità è uno dei fattori da non sottovalutare nelle SERP mobile.

2) Utilizza le AMP

Sappiamo già che AMP è un acronimo che sta per Accelerated Mobile Pages.

Google ha incominciato a sperimentare queste pagine a febbraio e, nonostante il coro degli scettici e degli incompetenti, sono già comparse, non solo nel carosello di news in cima ai risultati, ma anche come snippet nei risultati della ricerca mobile.

Se hai un blog, un webzine o una qualsiasi forma di pubblicazione periodica on line, non puoi farne a meno.

Come per la compressione di cui sopra, per Google sono diventate uno standard e una garanzia di velocità e immediatezza di caricamento.

Di base, scrive Lincolm, le AMP sono pagine alternative a caricamento veloce che vengono mostrate solo ai visitatori che le visualizzano da mobile: tutto ruota intorno al tag amphtml che fornisce al browser del tuo smartphone e allo spider di Google il collegamento alla versione leggera della stessa pagina.

Una versione scalata con un uso limitato di Javascript, CSS e immagini.

Per chi utilizza WordPress esiste un plugin che permette di creare e gestire le AMP e monitorarle con Yoast, di cui ho parlato in questo articolo.

3) Un sito responsive aumenta indirettamente il tuo rank

Dopo la velocità, scrive Lincolm, viene l’usabilità: è per questo motivo che il tuo sito deve essere progettato in modo responsive.

La doppia versione non paga: con una versione alternativa sei molto più soggetto ad errori tecnici, non utilizzi URL unici, potresti avere problemi sul lato delle metriche di accesso e potresti avere condivisioni social su diversi URLs.

L’unica forma di progettazione che consente di utilizzare gli stessi contenuti (più o meno estesi) e minimizzare le possibili criticità SEO è quella responsive: non solo per la ricerca mobile, ma indirettamente ne può giovare anche la ricerca su desktop.

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