Come Google giudica la qualità di un contenuto
Come Google giudica la qualità di un contenuto (1)

Si fa presto a dire “contenuto di qualità” ed è dubbio che i fiumi di bit versati in proposito abbiano contribuito a spiegare con esattezza come un motore di ricerca identifichi un contenuto di qualità.

Secondo Marcus Tober (Econsultancy), CTO di Searchmetrics, la successione degli aggiornamenti nell’algoritmo di Google, culminati con il Panda 4.1, “ha avuto come obiettivo la rifinitura dei risultati per combinarli con l’intento della query di ricerca e restituire la risposta più accessibile e scritta meglio”.

“Google e gli altri motori di ricerca, scrive Tober, hanno sempre cercato contenuto genuino e di qualità e, con il tempo hanno incrementato la loro capacità di trovare (e dismettere) quei contenuti che tentano di forzare il sistema.

È passato un anno dall’aggiornamento di Google Hummingbird: da allora è migliorata la comprensione del significato intenzionale delle query di ricerca e di tutte le strutture semantiche (micro-data, ma non solo) all’interno dei contenuti.

Quali sono quindi gli aspetti chiave di cui ti devi preoccupare se vuoi che i motori di ricerca riconoscano l’alta qualità del tuo contenuto?

Ecco i 5 fattori più importanti individuati da Tober:

1) Contenuto olistico

Il tuo contenuto non dovrebbe essere concentrato solo su una singola parola chiave. Dovrebbe invece coprire in modo comprensibile un argomento (topic) ed essere basato su cluster di contenuti e opinioni personali: comprendere quindi una certa varietà di parole chiave e termini correlati.

Il salto di Google Hummingbird verso la ricerca semantica ha avuto uno scopo preciso: permettere all’algoritmo di riconoscere l’intenzione dell’utente di una ricerca, quando inserisce i termini della sua ricerca.

È per questo motivo che le aziende devono includere contenuti “a grappolo” per coprire nel modo più ampio possibile un argomento e, nello stesso tempo, rendere il contenuto rilevante per utenti con diversi intenti di ricerca.

Un buon modo per fare questo, scrive Tober, è quello di osservare il contenuto con un occhio di riguardo a termini collaudati e rilevanti, perché entrambi hanno una forte correlazione con un buon posizionamento su Google.

Ecco l’esempio di Tober: se il termine di ricerca è “iPhone 6 plus”, parole come “Apple” o “mobile” sono termini collaudati e fortemente correlati alle keyword principali: ovvero è facile che vengano digitate insieme.
Termini rilevanti per la stessa ricerca invece potrebbero essere: “pieghevole” o “dimensioni schermo”: sotto-argomenti, ma comunque importanti.

2) Lunghezza del testo sulla pagina

Nel 2012 Searchmetrics ha analizzato i fattori correlati ad un posizionamento ottimale su Google: la società di Tober allora rilevò una correlazione negativa tra posizionamento e testi molto lunghi.

Questo fattore ha cambiato verso nel 2013 e la tendenza – secondo Tober – rimane la stessa: nello studio pubblicato nel 2014, risulta che la lunghezza media dei contenuti con ranking più alti è di circa 975 parole.

Ovviamente non è solo una questione di peso quantitativo delle parole e non è sufficiente scrivere testi più lunghi: comunque i motori di ricerca continuano a preferire contenuto di qualità che è rilevante e che contenga cluster di contenuti, piuttosto che singole parole chiave scollegate tra di loro.
Ti segnalo sul tema questo articolo del blog.

Fine della prima parte

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