Creare contenuti è un processo abbastanza facile, creare un ottimo contenuto è, invece, un’operazione più complessa.

Secondo Danny Goodwin (Search Engine Watch), solo 10 anni fa l’asticella di ingresso per le aziende del settore era molto più bassa. Poi, dal 2010 in poi, il volume è esploso: ecco i dati che mostra attraverso Google Trends:

Negli ultimi sei anni, scrive Goodwin, il volume dei contenuti è cresciuto esponenzialmente. Tutti sono rimasti intrappolati nel mantra collettivo: “content is king”.

Ma nonostante brand, aziende e editori abbiano sfornato sempre più contenuti ogni anno, la frequenza delle conversioni non è di conseguenza aumentata.

Per quale motivo?

Secondo Goodwin, il vero motivo è che confezionare un buon contenuto non è facile.

Si ripetono errori, sottovalutati soprattutto nelle aziende che vogliono generare nuovo traffico e leads attraverso i contenuti.

Ecco quindi un decalogo (che dividiamo in due parti) sugli errori da evitare.

1) Il titolo è una noia

Il titolo di un contenuto non è importante solo per la SEO. È soprattutto la prima cosa che le persone visualizzano: li devi agganciare subito altrimenti rischi di perderli in modo permanente.

Ci sono diverse forme di titolo: puoi scegliere lo stile di un notiziario, di un’opinione, di un tutorial (“come fare a…”), di una domanda, ma queste sono le cose più importanti da tenere a mente:

Crea delle aspettative nel lettore (es. “la formula di un contenuto perfetto”).
Trasmetti un beneficio a chi legge (es. “consigli per migliorare il contenuto”)
Includi una parola/frase chiave (es. “content marketing”)
Aggiungi un fattore emozionale (es. “Come vincere nel content marketing”).

Le parole che trasmettono felicità, soggezione, urgenza, curiosità, paura o rabbia possono essere molto potenti, secondo Goodwin, per ottenere molti più click sul tuo titolo.

Se hai difficoltà a scrivere un titolo di impatto, ecco uno strumento che può esserti di aiuto: CoSchedule Headline Analyzer.

CoSchedule analizza l’utilizzo delle parole, la loro lunghezza e l’impatto emozionale. Un’unica pecca: è poco utile per i content writer italiani…

2) Il contenuto è la specialità

Solo il contenuto che osa, vince.

Deve essere educativo, informativo, intrattenere o ispirare, ma non c’è nessuna giustificazione se è noioso, attinente a fatti semplici e opachi e scritto male.

Esprimi un’opinione, mettici dello humor e mostra la tua personalità.

Dai al tuo contenuto, dice Goodwin, uno sfondo divertente.

3) Il tuo contenuto è difficile da condividere

Sembrerebbe una banalità, ma non sono pochi i blog che rendono difficile la condivisione degli articoli sui social media.

Se per condividere un articolo obblighi il tuo utente a cliccare prima sul pulsante condividi, aggiungi un passaggio inutile che allontana le persone pigre dalla condivisione.

Per ridurre al minimo lo sforzo sarebbe ideale una barra laterale, che – secondo Goodwin – sarebbe migliore rispetto alla soluzione top e/o bottom (a patto che non sia troppo invasiva sui contenuti).

4) Non hai promosso in modo corretto il tuo contenuto

Non devi promuovere il tuo articolo solo una volta, promuovilo più spesso e su tutte le piattaforme più rilevanti.

Una sola volta su Twitter non è sufficiente: bisognerebbe individuare una frequenza di almeno tre ore per raggiungere persone su diversi fusi orari (o abitudini di “frequenza”).

Inoltre un solo giorno di promozione non è sufficiente: secondo Goodwin, bisogna proseguire per un’intera settimana.

I feed di Twitter, ma non solo, scorrono veloci e non è detto che i tuoi follower riescano a visualizzare tutti i tuoi tweet.

Facebook non funziona se non viene oliato con promozioni ultra segmentate ed a pagamento: ma le sue potenzialità su questo fronte sono notevoli e non devono essere sottovalutate.

Se hai veramente un buon contenuto tra le mani, non aver paura di inviare una mail ad altri colleghi o influencers del settore.

Magari con un testo già preparato per la condivisione e pronto per il copia e incolla.

5) Nessuno conosce il tuo brand

Un contenuto perfetto non è sufficiente per vincere la battaglia: non diventerai il prossimo Mashable o BuzzFeed, dice Goodwin, scrivendo qualcosa a proposito di social media oppure pubblicando liste di consigli improbabili.

I brand già consolidati e con un loro pubblico hanno un chiaro vantaggio: sono diventati un abitudine per i loro utenti. Riusciresti a convincere un utente della ricerca di Google a passare su Bing?

Se hai un brand nuovo, partirai sicuramente in svantaggio: oltre a creare con una certa frequenza ottimo contenuto, devi anche preoccuparti di far crescere il tuo pubblico e questo dipende da quanto hai intenzione di investirci…

Non solo in pubblicità su Google e sui social media, ma anche frequentando e intervenendo in meetings e conferenze a tema, scrivendo per altri blog e pubblicazioni digitale e non e costruendo – soprattutto – relazioni con i media.

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