SEO e Content Marketing sono incompatibili?!
SEO e Content Marketing sono incompatibili?!

Può esistere SEO senza contenuti? E che senso può avere creare contenuti per il web senza occuparsi della loro visibilità sui motori di ricerca? Personalmente considero la SEO come uno degli strumenti necessari (ma non l’unico) per una perfetta strategia di comunicazione e di visibilità e, per questo motivo ho scritto, un paio di mesi fa, che la SEO non è una disciplina solitaria.

Ed è per lo stesso motivo che non sono affatto d’accordo con Jon Ball (Search Engine Watch) e la sua teoria sulle differenze tra SEO e Content Marketing.

Secondo Ball le due discipline non appartengono allo stesso ramo: questi sono in sintesi i cinque “postulati” che snocciola a difesa della sua teoria:

1) I link sono ancora la parte centrale dell’algoritmo di ricerca di Google.
2) Il link building e il content marketing sono radicalmente diversi.
3) Il Content Marketing non è facile e i professionisti SEO spesso non hanno le competenze richieste per creare contenuti di alto livello.
4) Il link building può sovralimentare i tuoi sforzi nel content marketing.
5) Si possono costruire link anche se non hai del grande contenuto.

Il primo punto non è sbagliato, anzi lo stesso Matt Cutts (capo della Search Spam di Google) ha spesso (e di recente) rimarcato il concetto: prima affermando che Google non ha mai preso in considerazione l’idea di eliminare i backlinks dai fattori del suo algoritmo di posizionamento, poi dicendo che mai i social media potrebbero prendere il posto dei link.

Il secondo e il terzo punto invece sono quelli più critici: a difesa dei suoi postulati non-euclidei, Ball dice che non hai nessuna garanzia che il tuo contenuto sia visibile nelle ricerche se non ti metti a cercare link. Inoltre non puoi scrivere contenuto solo da una prospettiva SEO, altrimenti ne uscirebbe un pessimo contenuto.

Questo è vero solo se immaginiamo una professione dove la divisione meccanica del lavoro sia pari a quella fordista (tra l’altro già abbandonata anche nelle lavorazioni di carpenteria): è possibile immaginare un professionista SEO come un ingranaggio all’interno di una catena di montaggio, che riceve pezzi confezionati, verniciati e lucidati da altri?

Forse un professionista SEO, a differenza di un copywriter, deve possedere anche un certo know-how informatico (Ball comunque sostiene che non siano nemmeno queste le sue competenze peculiari): ma siamo certi che non deve avere capacità comunicative? Come si possono costruire link senza buone relazioni pubbliche e sociali? Come si può contribuire a rendere più visibile un contenuto, se non hai avuto alcuna minima parte nella sua realizzazione, anche solo per una consulenza?

A difesa del quarto punto, Ball sostiene che una campagna di content marketing non può stare in piedi se non si investe nella sua visibilità. Considerazione perfettamente condivisibile, peccato che venga usata per ribadire un concetto completamente sbagliato: la SEO può trasformare contenuti mediocri in grandi contenuti, perchè quello che conta è la promozione e non la qualità delle merce.

Direi che un’affermazione del genere potrebbe essere tollerata solo se sbandierata da Vanna Marchi (o dai marchettari della politica), ma non da chi si occupa di marketing e comunicazione in modo professionale e a 360 gradi. Promuovere un prodotto o un servizio non significa certo evangelizzare o portare il verbo di una fede religiosa, ma la qualità di ciò che si vende deve essere reale e non presunta. Come si potrebbero altrimenti riconoscere i buoni prodotti dalle patacche?

Il quinto punto, che si presenta come corollario del quarto, è la ciliegina che descrive il profilo perfetto del venditore di fumo: caro Ball, pensi che sia veramente possibile costruire link senza buoni contenuti?!

Come si può sperare di essere menzionati da qualcuno, di fare breccia nella tua nicchia, di utilizzare le strade (anche meno impervie) del broken link building, senza uno straccio di contenuto originale da condividere con il resto del mondo?

Mi sembra che da questa prospettiva, l’unica tattica che il professionista SEO può utilizzare ha un solo nome: si chiama SPAM e dalle parti di Mountain View, non sembrerebbe l’ipotesi più furba e intelligente.

E tu cosa ne pensi?

Comments are closed.