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2 buone ragioni per non aver più paura di un link nofollow!

Ottimizzazione per i motori di ricerca e progettazione di un sito web
Dofollow and nofollow

Dofollow and nofollow

Molti sostengono che esistano solo link di serie A (link dofollow) e link di serie B (link nofollow).

Potrebbe essere vero che i primi portino PageRank e i secondi no, come tra l’altro sostiene il manuale di guida prudente che avete ricevuto durante il vostro ultimo corso (pardon, convegno) di emotional SEO: ma è anche molto probabile che il suo valore sia pari, nella SEO maschile, alle dimensioni del pene di provenienza, ovvero come un totem che si continua a venerare, anche quando non vale più niente.

Non fraintendermi, non sto negando il valore che può portarsi dietro un sito web, a cui Google ha assegnato un giudizio alto per il suo profilo di backlinks: penso solo che, se con la qualità dei nostri contenuti e un buon lavoro sulle relazioni pubbliche e sociali, siamo riusciti a portare a casa un link da un sito web che ha una buona reputazione, cambia poco che si tratti di un dofollow oppure di un nofollow.

Ci sono alcun buone ragioni per non disprezzare i link nofollow, posto che siano pertinenti e non provengano da una giungla di spammer (ma nel caso farebbero la stessa fine anche i dofollow).

1) I link nofollow sono segnali sociali

Ho già affrontato l’argomento e ripeterò qui quanto basta per sgombrare ogni dubbio sul pensiero debole, che potrebbe nascondersi tra le pieghe di questa teoria. Considerare ogni singolo link come un segnale sociale, potrebbe essere una forzatura, e non ha nemmeno più senso considerarli come singoli voti, all’interno di un’assemblea democratica.
L’idea visuale che forse potrebbe rappresentare meglio i link nofollow come segnali sociali è una mappa di calore: i link nofollow diventano segnali sociali solo quando un singolo punto rosso comincia a aumentare di dimensioni, fino ad assumere le caratteristiche di un’area rilevante.

Mappa di calore

Mappa di calore

Facciamo un esempio: immagina di pubblicare un’intervista a Larry Page (CEO di Google) dove ti rivela novità eclatanti sull’algoritmo di posizionamento, prima di abbandonare il pianeta Terra e rifugiarsi nelle nuove colonie cinesi sulla Luna.
Il pubblico a cui interessa è essenzialmente di nicchia: adora Google (il fumetto) e divora libri di fantascienza. Il primo link che otteniamo lo mette a fatica (quindi sarà nofollow) un nostro amico sul suo blog: questo è il primo punto rosso sulla mappa. Sappiamo però che il blog di Mario è frequentato esattamente dal nostro profilo di pubblico, che comincerà a far girare la notizia sul proprio blog o (un classico) su quello di altri.
Quando l’area calda diventerà consistente, nonostante i nofollow, Google non potrà più ignorare il segnale rilevante che proviene dal tuo profilo di backlinks e si comporterà di conseguenza.

2) Ogni link porta valore (anche se non direttamente alla ricerca organica)

C’è anche un altro motivo per non scartare un sito solo perchè i suoi link sono nofollow.
Ogni link potrebbe portare un valore aggiunto inaspettato, anche se non direttamente nelle SERP: se cominci a tenere monitorata anche la lista dei referral su Google Analytics, potresti scoprire che quel link ti genera traffico diretto e in discreta quantità… Perchè allora privarsene, se anche il Pinguino è riuscito a digerirselo?!

Mi è capitato di ricevere alcuni link da blog del mio stesso settore (seo) e da settori complementari (social media): link naturalmente nofollow, ma – tra questi – uno era anche scritto male. Vi posto qui l’esempio perché merita di essere analizzato come tecnica da NON utilizzare e ai limiti della zona grigia, poco prima della Black Hat SEO:

https://www.ninjamarketing.it/adserver.php?u=https://www.motoridiricerca-seo.net/google-hummingbird-colpisce-il-link-building/

Un fanatico dello strumento Rifiuta Link non avrebbe esitato un secondo a richiederne la rimozione: pensi che io ne abbia chiesto la rimozione? No, assolutamente no.
Posto che con alcuni collaboratori e contributors di NinjaMarketing.it sono in ottime relazioni (anche se consiglierei ai webmaster di evitare di far sembrare link interni, quelli che puntano verso l’esterno), quel link brutto, sporco e cattivo, mi ha generato una certa quantità di traffico diretto proveniente direttamente dal pubblico di quel blog, interessato a seguire gli sviluppi di un argomento: ovvero un pubblico ideale e con il potenziale di conversione più alto.

Secondo Rob Toledo (Moz.com), “il confine tra pubblicità digitale e marketing è sempre più sfumato, e incorporare una strategia nofollow, nei tuoi sforzi sul versante del marketing, può essere fruttuoso, se viene svolta un’analisi corretta”. Nel suo articolo spiega come abbia lui stesso superato la paura del nofollow, imparandolo ad amare.

E tu cosa ne pensi?

 

4 risposte

  1. Ricordo che mi sono sorpreso nel notare, ,alle mie prime esperienze seo, che la stragrande maggioranza dei link sono rigorosamente nofollow. Forse, qualche anno fa, quando il page rank valeva qualcosa, cedere pochi centesimi di page rank verso altre pagine, poteva essere visto come ‘perdere qualcosa di tuo’, ma oggi ? Il page rank vale decisamente meno ma, nonostante questo, sembra che esista un tacito e rigido accordo nel web e, piu’ in particolare, nella blogsfera, a far si che il nofollow prevalga sempre e comunque sul dofollow. Perche’ questo status continua a persistere ? Forse perche’ è proprio dell’essere umano essere generalmente ‘poco generoso’, attaccato alle proprie cose, non so. Tu Marco, cosa ne pensi ?

    • Marco Angelucci ha detto:

      Il fattore umano conta eccome… e la SEO è come l’amore: per ricevere bisogna dare!
      Il link nofollow invece è come un’amicizia business-oriented: si dà, solo e quando, si riceve qualcosa in cambio… e non solo soldi!

  2. Stefano Airoldi ha detto:

    Ciao Marco.
    Grande articolo tecnico, un assaggio della teoria dei backlink che può risultare utile per chi sta muovendo i primi passi nella SEO, come il sottoscritto. Condivido con piacere il tuo articolo sulla pagina Google + de “L’Alchimista del Web” appena creata.
    Attraverso una link analysis, ho scoperto di avere molti link nofollow, alcuni dal mio canale YouTube, e a volte sono ottimi proprio per il pubblico che attirano sui miei contenuti, a prescindere dalla PageRank.
    Monitorerò i tuoi post anche in futuro, con attenzione.
    Ciao!
    Ste

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