Bologna 40125, Italy
+39 347 517 719
info@htware.it

2 consigli per ritrovare la Google Authorship perduta

Google+ Authorship
Google+ e i risultati delle ricerche

Google+ e i risultati delle ricerche

“Autori si nasce, non si diventa”!

A quanto pare anche Big G ha deciso di parafrasare la celebre battuta di Totò: all’impennata fuori misura di richieste di authorship (per intenderci, la foto del blogger di fianco allo snippet nelle pagine dei risultati), Google ha risposto a suo modo, ovvero cominciando a mettere qualche paletto.

Nel grafico qui sotto, pubblicato da MozCast, è possibile notare la discesa.

Moz authorship

Moz authorship

Per avere il sigillo di autore di rilievo, non basta seguire una mera procedura tecnica (per un breve ripasso vedere comunque l’infografica postata in questo blog): non è sufficiente l’account di Googleplus e l’autocertificazione dell’autore, adesso Big G vuole i numeri.

Per il momento non si tratta del numero della carta di credito o dell’IBAN, Google vuole numeri rilevanti nel pagerank e nelle cerchie.
In queste ore molti webmasters e pochi neofiti, ma non troppo, della SEO, si stanno dimenando nei forum ufficiali e semi-ufficiali di Google chiedendo spiegazioni, implorando Matt Cutts per una soluzione…

Peccato che proprio l’ingegnere Cutts sia stato il principale regista dell’operazione: in una registrazione dei primi di dicembre su Twit.tv, raccolta da Barry Schwartz, dice che a Mountain View stanno “lavorando su come promuovere persone valide e cercando di delineare quali potrebbero essere le personalità più autorevoli anche nelle aree più piccole e di nicchia”.
“Tutto questo – attenzione a questo passaggio fondamentale di Cutts – deve essere fatto algoritmicamente e non da umani: quindi il pagerank è parte di tutto questo. Il New York Times è importante (leggi: ha pagerank), quindi se da questo sito creano un link verso di te, anche tu sei importante. Se Jeff Jarvis, professore di giornalismo, crea un link verso di me – essendo lui un esperto di giornalismo, posso acquistare anch’io un minimo di rilevanza in più nel campo giornalistico”.

Il meccanismo che decreterà chi vince e chi perde nella lotta per l’authorship sarà praticamente identico a quello che guida l’attribuzione di autorità per una qualsiasi pagina web, il pagerank, che potremmo ribattezzare author rank.
Ma il pagerank in sè, non perde valore anzi! Quello che vuole dirci Cutts è che non possiamo auto-definirci autori di pagine che sono prive di pagerank: alla faccia, ancora una volta di chi, non molto tempo fa, dava il pagerank per morto e sepolto.
Secondo: per essere autori dobbiamo avere un pubblico, come può Google misurare il tuo pubblico? Penso che non ci possa essere una risposta più ovvia, dal momento che tutti i prodotti di Google ruotano intorno ad un unico eco-sistema (dal quale l’utente non deve e non vuole uscire): la misura del pubblico sarà il numero delle persone, su G+, che hanno aggiunto, alle proprie cerchie, l’autore in questione.

Ora che disponi delle chiavi giuste per rimettere in sesto la tua autorship, non sprecare tempo a lamentarti dei meccanismi poco chiari dell’algoritmo di Google (in realtà è tutto oscuro e allo stesso tempo trasparente come una SERP). Il tuo nemico Matt Cutts ti ha dato un consiglio molto saggio: concentrati sul pagerank della tua pagina!
Dal momento poi che ricorrere a piccoli espedienti come reti di backlinks, potrebbe diventare assolutamente deleterio, acquisire pagerank in modo naturale, significa che devi diventare realmente famoso oppure importante per la tua nicchia di mercato e invitare tutti coloro con i quali interagisci (on-line e off-line) ad aggiungerti nelle loro cerchie.