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8 varietà di contenuti che piacciono a Google Hummingbird

Il contenuto che piace al Colibrì
Il contenuto che piace al Colibrì

Il contenuto che piace al Colibrì

Sono passati ormai quasi 5 mesi dal lancio (non ufficiale) di Google Hummingbird e centinaia di milioni di byte (in testi, infografiche e video) sono già stati spesi a proposito. Ora, piuttosto che lanciarsi nell’ennesimo tentativo di reverse engineering oppure stracciarsi le vesti per le keywords perdute, quello che conta è capire quali possano essere le tipologie di contenuto più apprezzate dal Colibrì.

Dalle colonne del Search Engine Journal, Tommy Landry, ha pubblicato un elenco di possibili contenuti che potrebbero influenzare in modo positivo l’algoritmo di ricerca. “Per prima cosa, dice Landry, non limitatevi a scrivere solo di voi stessi oppure dei vostri prodotti/servizi: così facendo limiterete solo la vostra esposizione”. Detto questo ecco la lista delle 8 varietà di contenuto utilizzabili per sfamare Google Hummingbird.

1) Contenuto senza scadenza (evergreen)

Scrivere un contenuto senza scadenza significa fornire informazioni che rimangono rilevanti, anche a distanza di anni, per gli utenti dei motori di ricerca. Un contenuto sempre verde, scrive Landry, acquista autorità, posizioni e traffico con il tempo: non conta, quindi quanto velocemente sia indicizzato, ma quanto rilevante possa diventare per una determinata nicchia di visitatori.

2) Contenuto educativo e tutorial

Sembra che il Colibrì abbia un fiuto particolare per il contenuto che sia in grado di rispondere a domande: è logico quindi che siano appetibili come contenuto tutti i tutorial che incominciano con “Come fare a…”.
Secondo Landry questo tipo di contenuto deve essere chiaro a cominciare dal titolo: non utilizzare parole gergali e titoli dal significato oscuro: “pensa a un contenuto che possa avere un senso (o fornirne uno) per la tua attività oppure per il tuo sito, scrivilo e usa il titolo più ovvio per indicarlo”.

3) Domande frequenti

Riguardo alle cosiddette F.A.Q., c’è stato un certo dibattito sul loro valore in chiave SEO.
Secondo Landry, non è utilizzando queste pagine nel modo tradizionale che si possono avere miglioramenti nel posizionamento. Tradizionalmente, infatti, sono pagine dedicate a specifiche questioni aziendali e sono rappresentate in un’unica pagina come una lista di domande con relative risposte.
Per ottenere risultati attraverso questa tipologia di contenuti occorre separare le diverse domande in pagine singole e creare collegamenti a queste pagine da altre pagine del proprio sito, come link di approfondimento.

4) Esporre un problema e la soluzione del problema

Un altro modo per centrare query di ricerca basate sull’intento e sul loro significato intrinseco è quello di adottare il formato del “botta e risposta”. In questo caso la chiave è quella di definire in modo molto chiaro il problema: questo contribuirà a creare il contesto di cui Google ha bisogno per combinare le domande/queries con la risposta/soluzione che è descritta nel resto del tuo articolo.
La soluzione, ovviamente, deve spiegare quali benefici può fornire.

5) Casi di studio

I casi di studio, che ruotano intorno a storie di successo – dice Landry – possono avere un duplice ruolo: in primo luogo, piuttosto che fornire una soluzione generica ad un problema, possono aiutare a risolvere problemi più specifici per un’attività oppure per un utente finale. Nello stesso tempo puoi spiegare per quale motivo il problema debba essere risolto, attraverso il ritorno dell’investimento (ROI) o i risultati ottenuti.

6) Materiale a diffusione virale

Benché si tratti di lavori ancora in corso, è abbastanza chiaro come Hummingbird sia ad un passo dal rilevare i cosiddetti segnali sociali. Al momento esiste un solo modo per misurare il peso “sociale” di un post, ovvero rilevare la quantità delle condivisioni, dei likes e dei +1.
La questione quindi non è quante volte ri-postare i propri articoli sui social network, ma scrivere contenuti che siano in grado di coinvolgere viralmente cerchie sempre più estese di amici/seguaci.

7) I migliori consigli per…

Si tratta del formato più ricorrente per l’articolo di un blog: “I 3 migliori consigli per…” oppure “4 tattiche di marketing da evitare”. Ma, tutto sommato è anche la cornice migliore per il formato del “botta e risposta”.
Secondo Landry sarebbe meglio evitare titoli troppo generici e andare subito al cuore del problema affrontato: piuttosto che spiegare “cosa evitare”, meglio focalizzare il titolo sul motivo reale per adottare o evitare una certa tecnica. Ad esempio: “4 tattiche di marketing che ti fanno perdere clienti”.

8) Analisi e approfondimenti

Gli articoli di approfondimento sono un nuova caratteristica dei risultati della ricerca di Google, purtroppo attiva solo nella versione inglese (google.com) di BigG.
Snocciolare dati e valutazioni di ricerche è sempre stato un buon modo per raccogliere visitatori e link naturali: questo, dice Landry, è vero anche oggi. Questo tipo di contenuto risponde quasi sempre a una domanda o, almeno, cerca di trarre conclusioni perspicaci. Indipendentemente dal vostro approccio, il risultato finale è lo stesso: esporre dati di ricerche e analisi approfondite serve per porre domande che sono ancora senza risposta.
Per produrre questa varietà di contenuto puoi condurre interviste, mettere insieme dati da diverse fonti o fornire informazioni su test che hai sperimentato direttamente: in tutti i casi otterrai di creare nuove risposte per problemi esistenti.
E questo è esattamente il tipo di contenuto che Hummingbird preferisce!