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L’Authorship è morta, ma l’Author Rank è ancora vivo! Parola di Danny Sullivan

Danny Sullivan e l'Author Rank
Danny Sullivan e l'Author Rank

Danny Sullivan e l’Author Rank

Authorship o Author Rank?! Conta la forma oppure la sostanza?!

La rimozione definitiva della Google Authorship non ti è piaciuta… Bene, adesso è ora di incominciare a elaborare il lutto.

Anche Danny Sullivan (Search Engine Land) si scomoda, prende blog e tastiera, e assicura il suo pubblico: “Google ha concluso il suo esperimento con l’autorialità (Authorship), ma continuerà a utilizzare un algoritmo basato sull’autorevolezza degli autori (Author Rank) per migliorare i risultati della ricerca”.

L’esperimento di Google è terminato alla fine della scorsa settimana, le immagini erano già sparite a giugno: ma l’esperimento, dice Sullivan, non è stato del tutto inutile. Anzi, il consiglio è quello di non eliminare i tag e gli attributi (es. rel=author) aggiunti al codice della pagina. Potrebbero non essere utili per Google, ma rimangono comunque informazioni utili a disposizione di altri web services.

Secondo Sullivan l’Author Rank è una cosa diversa dall’Authorship: “se Google conosce l’autore di un contenuto, può modificare il posizionamento di quel contenuto, e magari portarlo più su, se è stato scritto da qualcuno ritenuto degno di fiducia”.

Attenzione però, perché il termine non è stato coniato nella fucina di BigG: si tratta di un concetto nato all’interno della comunità SEO. Concetto che è stato riportato alla ribalta da Eric Schmidt (executive chairman di Google) nel suo libro del 2013, The New Digital Age, parlando a proposito dell’idea di posizionare più in alto nei risultati tutti gli autori verificati.

“All’interno dei risultati di una ricerca”, scriveva Schmidt, “le informazioni legate a profili on line verificati saranno posizionate più in alto rispetto a quelle prive di questa verifica. Il vero costo dell’anonimato sarà quindi l’irrilevanza“.

Schmidt non è stato l’unico, dentro Google, a speculare sull’importanza dell’autore nel suo algoritmo di posizionamento: ecco una breve rassegna fornita da Sullivan sugli interventi in proposito:

Google Authority Boost: Google’s Algorithm To Determine Which Site Is A Subject Authority, Maggio 2013
Google’s Matt Cutts: Someday, Perhaps Ranking Benefits From Using Rel=”Author”, Giugno 2013
Google Still Working On Promoting Subject-Specific Authorities In Search Results, Dicembre 2013
Google Does Have & Use Author Rank; Specifically Within In-Depth Articles, Marzo 2014

Mentre nei primi tre articoli si fanno solo chiacchere, nell’ultimo (abbastanza recente) il segnale di Matt Cutts, capo della Search Spam di Google, è chiaro: l’Author Rank è utilizzato per valutare gli approfondimenti (“in-depth”) e il loro eventuale collocamento nella ricerca universale (es. una ricerca per termini medici).

Tutto questo secondo Sullivan continuerà a sopravvivere, anche senza il bollino di authorship. Google ha spiegato che la sua eliminazione non avrà alcun impatto sugli articoli di approfondimento, né sugli sforzi dei propri ingegneri di determinare il peso degli autori e il loro impatto sulle ricerche.

Certo, ma come può fare tutto questo, se ha anche detto che, da qui in poi, ignorerà tutti i tag dell’authorship?!

Sullivan non ha dubbi: Google ha sicuramente altre strade per determinare l’autore di un contenuto e, tra queste, la firma dell’autore (“byline”). Google ha semplicemente abbandonato un sistema formale per l’attribuzione dell’autorialità, ma questo non significa che abbia smesso di guardare alla sostanza!
Continua quindi a produrre contenuti degni di nota e continua a firmarli in chiaro: qualunque valore abbia l’Author Rank rimane comunque solo uno dei tanti fattori di posizionamento che contribuiscono a produrre la lista dei risultati…