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Bing abbassa il posizionamento dei siti web che contengono errori grammaticali

Bing e gli errori di grammatica
Bing e gli errori di grammatica

Bing e gli errori di grammatica

“Così come tu giudichi la scrittura degli altri, anche i motori di ricerca giudicano la tua!”

A volte i piccoli motori di ricerca (Bing) superano i grandi (Google) o, almeno, tentano di muoversi su strade diverse.

Attraverso Duane Forrester (Bing Product Manager) apprendiamo che il motore Microsoft considera gli errori di grammatica e di sintassi nei contenuti come parte integrante del suo algoritmo di posizionamento.

Bing osserva come una pagina sia stata scritta: se il tuo contenuto contiene refusi (caratteri rimasti sulle dita del blogger e poi anche dell’editor), errori grammaticali (es. verbi coniugati male, discordanze di genere, errori grossolani nelle coordinate logiche di un periodo) tali per cui un lettore potrebbe, ad un certo punto, smettere (disgustato?!) di leggere, allora tutto questo avrà un impatto negativo sul posizionamento del tuo sito web in Bing.

“Se tu devi lottare per interpretare errori di battitura, si chiede Forrester, perchè un motore di ricerca dovrebbe mostrare nella posizione più alta dei risultati una pagina di contenuti con errori a scapito di tante altre pagine senza errori e con un contenuto che soddisfa ugualmente la query dell’utente?

Forrester spiega che i motori di ricerca, tra cui Bing, cominciano a riconoscere alcuni patterns (modelli ricorrenti) che rendono possibile l’individuazione di una pagina con una grammatica povera: maggiore è la ricorrenza degli errori e più forte è l’impatto negativo che questi avranno nel posizionamento di quei contenuti.

Questa scelta di Bing sembra andare, secondo Barry Schwartz (Search Engine Land) in una direzione opposta a quella segnata da Google.

È vero, dice Schwartz, che Google ritiene assolutamente rilevante la qualità di un contenuto (Panda docet), ma il concetto di qualità che Google utilizza non è legato agli errori di battitura e alle sviste grammaticali. L’algoritmo Panda infatti penalizza il contenuto duplicato, le ripetizioni ai limiti dello spam di keywords e simil queries, ma non interviene come un prof di lettere dalla matita rosso/blu…

Il condizionale su ogni scelta di BigG è d’obbligo, ma ci sono alcuni indizi che lasciano presumere una certa tolleranza da parte di Google nei confronti dell’utilizzo di una lingua: nell’ottobre del 2011 Matt Cutts disse: “nonostante esista una correlazione tra l’ortografia e il PageRank, il cuore dell’algoritmo di Google non utilizza la grammatica come un segnale diretto“.

In tempi più recenti (solo poche settimane fa) Matt Cutts è intervenuto sui commenti nei blog con una scarsa fruibilità grammaticale, tranquillizzando il suo pubblico SEO: Cutts ha ammesso che, dalle parti di Google, non hanno nessuna influenza negativa sul posizionamento della pagina a cui sono riferiti.

Cosa ne pensi di questa scelta di Bing? Pensi che anche Google si debba adeguare?
Sei proprio sicuro di volere Google Translate come editor di fiducia?!