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Cosa ti devi aspettare da Google Penguin 3.0? Dati storici e previsioni (1)

Dove è finito il terzo Pinguino? (2)
Dove è finito il terzo Pinguino?

Dove è finito il terzo Pinguino?

Ancora una volta l’annuncio della discesa (o salita?) del Pinguino rinnovato, si è dissolto nella nebbia della baia a nord di San Francisco.

Gary Illyes (Google Search Quality Engineer) lo dava per certo la settimana scorsa, John Mueller (Google Webmasters Trend Analyst) ha depistato per ben due volte gli utenti dei suoi hangout mentre il vecchio Matt Cutts (ex capo della Search Spam di Google) lo annunciava a 32 denti come un frutto dell’estate…

Quando arriverà e se arriverà, a questo punto dipende da fattori stocastici e anche la bolla di vetro comincia a mostrare qualche crepa.

Secondo Simon Penson (Search Engine Watch), l’unica domanda a cui forse è possibile dare un risposta è su “come” arriverà Google Penguin 3.0 e su come potresti prepararti.

Si tratta di ipotesi e non di certezze, ma secondo Penson è possibile osservare i dati storici sui rilasci precedenti e confrontarli, criticamente, con le trasformazioni subite (in parallelo) dall’algoritmo Panda.

Le lezioni del Panda

Google Panda è stato lanciato per la prima volta nel febbraio del 2011 come un aggiornamento, secondo Penson, “goffo e problematico, ma di impatto estremamente rilevante e la sua corsa è durata 6 settimane”.

Come filtro diretto a processare principalmente i fattori sulla pagina (SEO on-page) ha caratteristiche più lineari del Pinguino e non coinvolge attività come la mappatura del grafico dei link e la comprensione di ogni sfumatura.

Il piano dei rilasci successivi di Panda è stato per questo più frequente e veloce: l’algoritmo dei fattori on-page è stato aggiornato 30 volte in un intervallo di 3 anni e mezzo. Ecco il confronto tra i due algoritmi e la cadenza dei loro aggiornamenti:

Aggiornamenti di Panda e Pinguino a confronto

Aggiornamenti di Panda e Pinguino a confronto

È in questa cadenza degli aggiornamenti che si intuisce la complessità del Pinguino, rispetto al Panda: mentre il secondo si limita al codice e ai contenuti di un sito web, il primo deve definire una mappa di tutti i link diretti a una pagina e misurarli nell’insieme.

Per compiere queste attività il motore di ricerca deve essere aiutato: prima di tutto da coloro che sono stati colpiti da penalizzazioni nelle 5 iterazioni precedenti. Penson sostiene che lo strumento “Rifiuta Link” ha permesso alla squadra di ricercatori di confrontarsi con altre decine di migliaia di “esperti”, ponendoli di fronte a milioni di esempi di link di bassa qualità.

Questi dati andranno a formare sicuramente le fondamenta per il nuovo rilascio: lo scopo finale di Google è quello di dare alla luce un sistema che, basandosi su un mole notevole di dati a disposizione, permetta di distinguere link che aggiungono valore ad una pagina dai link collocati con il solo scopo di manipolare il PageRank.

Ecco nella sostanza dove andrà a parare Google Penguin 3.0: se appartieni a quella specie che utilizza tecniche “grigie e nere” di link building, potrebbero tornarti utili queste 10 previsioni, fornite da Simon Penson.

Quella che segue è la prima parte del decalogo:

1) Prossimità e linee di parentela

Penson non ha dubbi su questo: un aspetto chiave della prossima uscita sarà la sua abilità nel comprendere l’origine di ogni link equity (differenza tra link followed e link nofollowed ricevuti) che un sito può guadagnarsi attraverso i link che riceve.
Piuttosto che soffermarsi sul valore “nominale” di ogni singolo link, prima il filtro vuole comprendere il valore di insieme di tutti i link e dei canali principali della loro provenienza: anche dal punto di vista storico.

Immagina di comprare un auto usata: vorresti sapere quante volte è stata riparata, che problemi ha avuto, il diario di bordo, etc. etc. Così Google cercherà di scavare a fondo nella storia del tuo sito per capire come si sono evoluti storicamente i link intorno al tuo sito.

Osservando il grafico dei link qui sotto, si può vedere come da ogni nodo sia possibile tracciare e riconoscere link di prossimità che condividono lo stesso modello di equità (positivo o negativo). Come nella vita reale, frequentare o avere per vicini dei pazzi criminali potrebbe causare qualche problema… Se siano parenti o solo vicini casuali, sarà il Pinguino a scoprirlo!

Esempio di grafico dei link

Esempio di grafico dei link

Tutto questo potrebbe generare una cultura del sospetto abbastanza fastidiosa, ma la direzione è questa: prima che arrivi mister Penguin, comincia ad analizzare con cura i vicini del pianerottolo, poi del condominio fino all’intero isolato.

2) Azioni mirate e specifiche

Una lezione acquisita dal Panda è che Google preferisce iniziare le danze con effetti che hanno un impatto sull’intero sito, per poi acquisire dati e utilizzarli per azioni più mirate.

Secondo Penson, vedremo questo atteggiamento anche durante il lancio del Pinguino: i siti saranno colpiti su singole pagine oppure categorie e non in modo casuale e trasversale. Per questo motivo diventa importante un controllo accurato del tuo profilo di backlink.

3) Lanci più frequenti e con impatto minore

Forse è una speranza, più che una previsione: secondo Penson vedremo aggiornamenti più regolari e e frequenti del Pinguino di qui in avanti, perché il lavoro più duro ormai è terminato.
Una speranza importante per tutti quelli che sono in sala d’attesa per poter essere rimessi in gioco: se gli aggiornamenti saranno più frequenti sarà più facile rientrare (ma anche uscire).

Da questo punto di vista Google Penguin potrebbe trasformarsi da “distruttore di attività” a “colpetto di avvertimento”.

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