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Etica SEO: come seguire il faro della correttezza professionale

Etica e sostenibilità della SEO
Etica SEO e sostenibilità

Etica e sostenibilità della SEO

Per alcuni potrebbe trattarsi di un ossimoro: etica SEO.
Due termini che cozzano tra loro, ma anche un legame ideale che può differenziare una buona agenzia da un pessimo spammer.

Che cos’è l’etica SEO?

L’etica è un codice di comportamento non scritto e accettato per consenso da una comunità: non si tratta semplicemente di buone maniere, educazione a tavola e aplomb britannico.

Come per i medici, gli avvocati e gli ingegneri civili, anche la SEO ha il suo codice deontologico scritto. 

Secondo Tom Schmitz (Search Engine Land) in cima alla lista dei principi etici della SEO, ci sono infatti le linee guida di Google, Bing e Yahoo.

Le linee guida sono un vero e proprio manuale di SEO on-page e non solo: servono a dare un’idea specifica sul tipo e sulla qualità del contenuto che i motori di ricerca vogliono mostrare nei loro risultati.

Sono raccomandazioni tecniche per rendere più semplice l’indicizzazione, incluso un elenco di tecniche NON appropriate di ottimizzazione e promozione.

L’elenco, secondo Schmitz, non è esaustivo: quindi non vanno applicate come se fossero una checklist, ma seguite nello “spirito della regola”.

Concentrati su quello che funziona

Ottimizzare per i motori di ricerca non è una ricetta da “quattro salti in padella”: l’ottimizzazione per la SEO locale richiede tecniche e sforzi diversi, rispetto a quella per chiavi competitive a livello globale.
Per entrambi il livello di soddisfazione del cliente finale si deve desumere da un aumento del traffico dalla ricerca organica.

Un sito web che ha basse prestazioni in un mercato competitivo non può essere riabilitato solo con titoli, elementi di heading (h1,h2,etc) o testi alternativi per le immagini: è necessario spendere tempo e risorse nella costruzione della sua autorevolezza (authority building). Questo significa contenuto migliore che attragga citazioni e link migliori: ottimizzare per i motori di ricerca significa capire l’obiettivo del cliente e realizzarlo sulla base di una pianificazione personalizzata.

Separa la SEO dalla Non-SEO

L’esperienza utente, un buon design e il tutto unito a ottimo contenuto, aumenta sicuramente le potenzialità di un sito web nel link building. Ma secondo Schmitz il design non può entrare nell’elenco di quello che si vende come SEO.
È importante, dice Schmitz, separare la SEO da tutto ciò che potrebbe rendere la SEO più facile, ma non fa parte della sua sfera.

Questo vale anche per l’ottimizzazione della velocità di caricamento di un pagina web: si tratta effettivamente di un fattore di posizionamento e, quando Google lo ha annunciato direttamente, molte agenzie hanno iniziato a vendere questa assistenza come attività SEO.

Uno sforzo che richiede competenze per ottimizzare codice (js, css, .htaccess) e per amministrare web server: si tratta sicuramente di un’attività importante, ma per un’agenzia che vuole vendere buona SEO deve essere presentata come un’attività aggiuntiva e realizzata con il supporto tecnico e le competenze necessarie di uno sviluppatore web e di un sistemista (nel 90% dei casi) linux/apache.

Lo scopo finale della SEO è aumentare le visite, le conversioni, le vendite, etc. etc. Un consulente SEO, dotato di buoni principi etici, deve essere in grado di condividere con il proprio cliente ogni opportunità per raggiungere questi obiettivi e indicare i mezzi per raggiungerli.

Devi essere onesto sulle aspettative

La sovrastima delle aspettative è il peccato originale di una buona parte dell’umanità, SEO inclusi.

Secondo Schmitz se sovrastimi un obiettivo, il tuo risultato avrà poi scarse prestazioni: la buona SEO ha bisogno di tempo, soprattutto se devi raggiungere concorrenti già ottimizzati e posizionati sui motori di ricerca. La SEO, tuona Schmitz, è una guerra fredda: devi lavorare per pareggiare o superare i tuoi rivali in autorevolezza, poi continuare a lavorare per mantenere la posizione acquisita.

Il tempo può variare da sei settimane a sei mesi: a volte essere più breve, altre più lungo, ma tutto dipende dalle risorse del tuo cliente e dal livello di competitività del mercato e delle sue keyword.

Devi essere onesto anche quando mostri le stime di traffico possibile con determinate keyword: Schmitz consiglia di mostrare al cliente tutti i dati possibili, senza limitarsi a quelli di Google (ADWords), ma mettendo sul piatto anche i risultati di Wordstream, Keyword Discovery e SEMRush.

Non sfruttare scappatoie insostenibili

Alcuni anni fa la tendenza era quella di raccogliere link da associazioni caritatevoli (leggi ONLUS), oggi (ma anche ieri) quella di pagare articoli redazionali per la copertura di determinati comunicati stampa.

Non viene penalizzato ogni singolo lik, e nemmeno un’intera serie, se sono stati raccolti tutti attraverso un consenso di sincero apprezzamento: quello che ne fa una pratica sconveniente (e una “giusta causa” di penalizzazione) è l’industrializzazione delle PR.
Avere giornalisti (o blogger) sul libro paga come mitragliette a comando potrebbe avere effetti indesiderati: per questo motivo Schmitz raccomanda di attenerti a pratiche “sostenibili” oppure di essere certo che i tuoi sforzi di breve termine siano allineati con gli obiettivi del tuo cliente e dei suoi dipendenti.

Cosa si può aggiungere alla lista di Schmitz? Descrivimi la tua idea di etica SEO…