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La Francia si accoda alla Cina e vuole il controllo delle SERP di Google

La Francia vuole il controllo di Google
La Francia vuole il controllo di Google

La Francia vuole il controllo di Google

Fino a ieri era la Cina e il suo governo anti-democratico a rappresentare la forza della censura sul web ed a stabilire il primato dell’autorità, non solo sui comportamenti dei “sudditi”, ma anche sui risultati forniti da una ricerca di Google.

In realtà pochi, nemmeno Google, si sono strappati le vesti per difendere la libertà di un algoritmo di ricerca (tra l’atro impersonale e spietato proprio come un funzionario della Repubblica Popolare Cinese): ma la notizia di ieri ha qualcosa di straordinario…

Il senato francese ha proposto una legge per “regolare i risultati della ricerca di Google” e ottenere – attenzione questo è il pezzo forte – la rivelazione del suo algoritmo di ricerca.

I senatori della repubblica di Voltaire e di Montesquieu propongono di affidare a ARCEP, l’autorità che regola le telecomunicazioni in Francia, “il potere di selezionare i risultati di un motore di ricerca, con lo scopo di mantenere monitorati gli algoritmi e assicurarsi che siano corretti e non discriminatori“…

Se sarà approvato, riporta un articolo del Financial Times, le autorità francesi saranno in grado di “mettere le mani” su tutti quei motori di ricerca che hanno “il potere di strutturare il funzionamento dell’economia digitale”: Google potrebbe essere obbligato a fornire nei suoi risultati anche link provenienti da altri motori ed a svelare i principi generali del posizionamento sulle SERP.

Prima di tutto sarebbe bene informare il senato francese che Google pubblica da diversi anni le Linee Guida per i webmaster (anche in francese), in secondo sarebbe necessaria una strigliata, per aiutare i cugini francesi a svegliarsi dal sonno della ragione

È chiaro ormai che tra Google e alcuni pezzi di Europa è stata ingaggiata una battaglia legale, dove questa boutade e l’indagine per posizione dominante sul mercato avviata dalla Commissione Europea, non sono altro che piccole scaramucce.

L’Europa accusa Google di ricerche “truccate”, ma così facendo rischia di infilarsi dritta per la strada cinese, dove il controllo dei risultati è affidato alla “Grande Muraglia”, che filtra solo notizie “pulite” (leggi ripulendo l’archivio da parole scomode come “libertà di espressione”, “libertà e diritto di criticare e dissentire”…).

Cosa risponderà Google? Accetterà il controllo politico (come di fatto lo ha accettato in Cina) oppure lascerà l’Europa a se stessa e ai suoi sogni di search engines?!

E tu cosa ne pensi?