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Google Hummingbird e le keywords

Google Hummingbird: 10 mesi dopo
Google Hummingbird

Google Hummingbird

Sono passati ormai tre mesi dal lancio di Google Hummingbird e poco più di un mese dall’annuncio ufficiale: nonostante la tensione iniziale e il terrore sparso a piene mani nella rete, il nuovo algoritmo di Google non ha prodotto le devastazioni e i saccheggi del Panda e del Pinguino.

Come avevamo scritto, il Colibrì non è nato come agente di pulizia, piuttosto come agente per rendere più immediati e personalizzati i risultati che Google fornisce ai suoi utenti.

Gli aspetti su cui è intervenuto l’algoritmo sono essenzialmente due: la ricerca semantica (la rilevanza misurata rispetto al knowledge graph ed ai tag semantici di schema.org e i suoi micro-data) e la conversational search, attraverso cui Google tenta di dare risposte dirette (non una lista di risultati) e cercando di interpretare l’intento e il contesto della query di ricerca, anche vocale.

Quando, a maggio di quest’anno, la conversational search è stata introdotta per la prima volta, dalle parti di Google si diceva: “le persone comunicano tra di loro attraverso conversazioni e non digitando keywords, il lavoro che abbiamo fatto è stato quello di permettere a Google di capire e rispondere alla vostre domande come fanno le persone nella vita reale”.

Hummingbird bottle neck

Hummingbird bottle neck


Sarà per questo allora che le keywords e tutte le query digitate dagli utenti sono sparite – o stanno completamente sparendo dai dati di Google Analytics ?

Secondo , molte preoccupazioni riguardo alle sorti delle keywords nelle strategie SEO sono infondate. In un suo recente intervento, ammette che Google stia indubbiamente lavorando per produrre risultati migliori e, per fare questo, chiede alla comunità SEO di aggiustare il tiro, rispetto ad un approccio completamente orientato sulla ricerca delle keywords più performanti.

“La SEO, oggi, richiede una conoscenza più approfondita del tuo pubblico. Non inizia e non finisce con le keywords, piuttosto inizia con l’utente e la comprensione di quello di cui ha bisogno. Il tuo contenuto potrebbe avere quattro o cinque differenti tipologie di utenti, che stanno cercando una risposta attraverso la ricerca.

Capire quale contenuto deve essere servito a ciascun utente e fornire a ciascuno di questi segmenti una buona esperienza utente è la chiave di svolta”.

In sostanza Yu consiglia di seguire le logiche del marketing: definire modelli di utente (consumatore) rispetto a quello che cercano (o vorrebbero ritrovare) in un prodotto oppure in un servizio. “Approfondire questi aspetti, dice Yu, è importante per capire quali potrebbero essere gli argomenti di maggior interesse e quali soluzioni sia possibile fornire attraverso i contenuti del tuo sito web. Solo dopo aver individuato i contenuti, si può passare a valutare quali potrebbero essere le parole chiave più adeguate”.

Ma fate attenzione: nell’era di hummingbird e della privacy sulle queries, le uniche metriche interessanti da seguire devono riguardare il contenuto e non le parole chiave. Bisogno incominciare a misurare le pagine (non le keywords) che danno più risultati e rispetto ai loro contenuti, perchè sono questi che – se funzionano – generano ritorni in termini di visite e di conversioni.

NEW SEO

NEW SEO

Infine Yu, propone un esempio che chiarisce senza ombra di dubbio quale dovrebbe essere il nuovo orrizzonte per un consulente SEO.
Nella SEO di vecchio stampo, di fronte alla chiave “OLD SEO”, la domanda sarebbe stata: “Come posso posizionarmi per questa chiave di ricerca?”. Nel nuovo modo di intendere la SEO, invece, rispetto alla chiave “NEW SEO”, la domanda che un consulente si deve chiedere è: “Come dare la migliore risposta alle domande che i miei utenti fanno?”