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Google Panda 4: penalizzazione per blocco CSS e Javascript

Joost De Valk e Google Panda 4
Joost De Valk e Google Panda 4

Joost De Valk e Google Panda 4

Ecco un altro tassello importante per comprendere le strade e i percorsi dell’aggiornamento di Google Panda (quarta versione).

Joost De Valk (Yoast), autore di un ottimo plugin SEO per WordPress, ha rilevato un nuovo fattore di penalizzazione contenuto nel Panda.

Se impedisci al bot di Google di recuperare e renderizzare i file CSS oppure Javascript, sostiene De Valk (con il supporto di Google) puoi essere penalizzato!

De Valk analizza il caso di un cliente che, in coincidenza con l’aggiornamento di Google Panda 4, è stato colpito e affondato nel traffico con un meno 50% di visite e visualizzazioni.

Il sito citato nell’articolo ha un’ottima qualità nei contenuti e, nell’ultimo anno, ha cominciato una pubblicazione intensiva, per ogni giorno, di articoli nuovi e senza rinunciare al fattore qualità.

Purtroppo l’arrivo di Google Panda 4 ha messo il suo traffico in altalena, con diversi rimbalzi:

Traffico di un sito web colpito da Google Panda 4

Traffico di un sito web colpito da Google Panda 4

Google ha di recente introdotto un nuovo strumento nelle GWT (Recupera e visualizza), che consente di visualizzare il tuo documento HTML nello stesso modo in cui lo “visualizzerebbe” il crawler.

Se, come nel caso dell’esempio analizzato, quello che appare è molto minimalista e senza un ordine, potrebbe significare che i tuoi file javascript o CSS sono bloccati dal file robots.txt.

Non è un caso, secondo De Valk, che lo strumento sia stato introdotto una settimana dopo l’aggiornamento dell’algoritmo Panda: la sua ipotesi, poi dimostrata, era che Google Panda 4 fosse stato attrezzato per scansionare anche altri contenuti (tra cui file CSS e Javascript) per sondare al meglio la qualità dei contenuti di ciascun documento.

Inoltre per un sito che contiene molti annunci pubblicitari è importante per Google stabilire quanti siano gli annunci visualizzati nel folder (prima schermata) per applicare o meno le penalizzazioni dell’algoritmo Page Layout.

Si tratta di una scoperta molto interessante, perché mette in luce un fattore degli algoritmi di Google che non era mai stato preso in seria considerazione: anzi, fino a pochi anni fa, la generazione di contenuto dinamico sulla pagina attraverso Javascript non era nella top list dei consigli SEO e, riguardo ai fogli di stile, la tendenza era proprio quella di bloccarli per i bot (una tendenza ai limiti della black hat).

Alla scoperta è seguita anche la conferma ufficiale di Google, per voce di Maile Ohye (GWT), durante una sessione dell’SMX.

“Noi raccomandiamo, dice Ohye, di essere sicuri che Googlebot possa avere accesso ad ogni risorsa incorporata (al file HTML), affinché possa contribuire in modo significativo alla visibilità del tuo contenuto e del suo layout”.

Ergo, Google riesce a vedere più in profondità i contenuti del tuo sito e li rappresenta come potrebbero essere visti da un utente umano: è una novità grandiosa, perché salteranno per aria (finalmente e giustamente) tutti gli hacks sul codice che per anni hanno infamato la SEO e la sua reputazione nel mondo!