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Google RankBrain: la macchina, l’utente e i risultati “intelligenti” (3)

Google RankBrain
Google RankBrain

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[Torna alla seconda parte]

Che cos’è e come confezionare contenuti adatti a RankBrain

La migliore definizione breve di RankBrain la fornisce Eric Enge (Stone Temple).

RankBrain è un algoritmo di apprendimento automatico che impara, nel corso del tempo, i diversi modi in cui si possono esprimere gli essere umani. Pre-processa le query della ricerca, traducendo quelle più difficili da comprendere in una forma che il normale algoritmo di ricerca di Google possa recepire.

Che cosa fa RankBrain?

Che cosa fa RankBrain?

Secondo Enge, RankBrain non produce alcun effetto sul posizionamento dei risultati di una ricerca e non sostituisce oppure elimina qualsiasi altro segnale (link inclusi).

Si tratta invece di un affinamento continuo della capacità di stabilire connessioni tra stringhe, termini e significati: per chi segue l’evoluzione tecnologica di BigG, dovrebbe ricordare prima di tutto il Knowledge Graph, il carosello delle news (vedi le storie correlate), la Conversational Search.

Un esempio di RankBrain applicato alle query

Al Gomez (CMI) ha effettuato un test molto semplice per dimostrare il funzionamento del cervello di Google.

Utilizzando la query (in inglese) “ottimizzazione conversioni” (termini che secondo le statistiche di AdWords generano una media di 780 ricerche mensili), ha ottenuto su Google risultati generici e riferiti alla definizione del termine utilizzato nel suo stesso settore.

Aggiungendo riferimenti più specifici, ad esempio nella forma di “miglior strumento di ottimizzazione delle conversioni”, Google restituisce una lista di articoli sui migliori strumenti da utilizzare per ottimizzare le conversioni.

Un primo assaggio di RankBrain viene offerto quando la query diventa una frase che suona come naturale: “Qual’è il miglior strumento di ottimizzazione delle conversioni per venditori?”.

Gomez invita poi ad osservare la risposta fornita all’ultima domanda, una query estremamente vaga e prolissa: “aspetti della ottimizzazione delle conversioni nel futuro del digital marketing e oltre”.
Tecnicamente una query a coda lunga (long-tail), ma confusa e con molte possibili risposte: tra tutti i possibili significati della query, Google (RankBrain) comprende che si tratta di una domanda per cercare previsioni circa l’ottimizzazione delle conversioni e fa il suo lavoro.

Ecco gli screenshot dei risultati:

Googles RankBrain Algorithm

Googles RankBrain Algorithm

Correlazione, causalità oppure casualità ?!?

Non è possibile definire una teoria basandosi su un unico esperimento: ma la prova di Gomez sembra dimostrare che RankBrain si comporti proprio come un fattore di posizionamento… Quando la query è ambigua oppure si inerpica su un lessico rinascimentale, RankBrain affianca (oppure sostituisce) Hummingbird nella restituzione dei risultati.

Come creare contenuti di valore per RankBrain

Posto che RankBrain sia un sistema progettato per aiutare l’algoritmo più generale a fornire risultati più appropriati, è possibile sfruttare a proprio vantaggio questa nuova meraviglia dei segnali di intelligenza artificiale?

Secondo Gomez il modo migliore per entrare nelle grazie del cervello di Google è quello di creare e scrivere contenuti per un pubblico definito e delimitato. Più un contenuto è specializzato, diretto ad un pubblico interessato all’argomento (se non di esperti in materia), più alte sono le possibilità che un sistema artificiale possa riconoscere pattern di autorevolezza e unicità del contenuto.

La prima cosa da fare è comprendere in pieno il tuo pubblico di riferimento, segmentarlo in persone con problemi e necessità uniche e creare contenuti per ciascuna nicchia:

1) trattando temi frequenti nelle query di ricerca;
2) allineando i tuoi prodotti/servizi alle loro esigenze uniche;
3) utilizzando argomenti, parole chiave e referenze.