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Google utilizza i fattori comportamentali (query e click) per aumentare il posizionamento di un sito web

Rand Fishkin sui rich anchor text
Il test di Rand Fishkin

Il test di Rand Fishkin

Per molto tempo sono stati considerati fattori secondari, secondo alcuni esperti SEO non sono mai stati fattori dell’algoritmo di Google…

Un test condotto da Rand Fishkin (Moz.com) riapre invece la porta a fattori come il numero delle query di ricerca e il numero dei click che un determinato sito web riceve: fattori appunto comportamentali, determinati da come gli utenti interagiscono con la ricerca e i suoi risultati.

Se un sito web viene cercato direttamente come brand nei termini della ricerca e riceve molti click attraverso il risultato mostrato, aumenta il suo posizionamento: indipendentemente dai suoi backlinks, dai suoi contenuti e solo per il fatto che piace agli utenti di Google.

“Per un tempo molto lungo” – scrive Fishkin – “in molti hanno sospettato che Google utilizzi i dati relativi ai termini di ricerca e al CTR (frequenza dei click) per influenzare il posizionamento dei risultati di una ricerca. Recentemente ho osservato diversi esperimenti su questa teoria fatti da alcuni colleghi, così ho deciso di dare una svolta al tutto e di fare un esperimento. Il 30 aprile alle 18:03 ho eseguito questa ricerca”.

Il test di Rand Fishkin (1)

Il test di Rand Fishkin (1)

“Il post di un blog che ho pubblicato la settimana precedente, ammette Fishkin, si è classificato in settima posizione nei risultati di Google USA (in navigazione privata, senza utente loggato e senza influenza geografica). Dopo aver annotato la posizione, ho preso giù la schermata e ho inviato questo tweet”.

Il test di Rand Fishkin (2)

Il test di Rand Fishkin (2)

“Dopo solo qualche ora, continua l’ex CEO di Moz, molte persone hanno risposto su Twitter ed è successo qualcosa di affascinante: circa 200 persone hanno visto il tweet e deciso di aiutarmi nel test.

Il post ha ricevuto 228 visite da Google il 30 aprile e immagino che la maggior parte di queste provenissero dal tweet. Il giorno precedente la stessa pagina ha ricevuto solo 7 visite dalla ricerca di Google.

Il test di Rand Fishkin (3)

Il test di Rand Fishkin (3)

“Così dopo solo 3 ore, alle 21:01 ho controllato nuovamente i risultati della ricerca su Google: la pagina in questione si è spostata in prima posizione (sempre senza risultati personalizzati e localizzati)”.

Il test di Rand Fishkin (4)

Il test di Rand Fishkin (4)

Da studioso meticoloso e cauto, Fishkin preferisce non saltare a conclusioni immediate: “questa non è una prova sufficiente, dice, per affermare con certezza che Google sia utilizzando query e volume di click per posizionare pagine web”.

Secondo Fishkin, potrebbero esserci anche altri fattori sotto: la pagina potrebbe aver ricevuto nello stesso periodo (anche grazie al tweet) nuovi link oppure altri segnali che hanno indotto Google a cambiare la sua posizione in classifica, rispetto a quella della settimana precedente.

“È anche possibile, ammette, che il salto in avanti sia estremamente limitato nel tempo. Ed è anche certo che il posizionamento cambia in funzione della posizione geografica. Nei risultati canadesi il sito è attualmente il 9a posizione, in Australia in 7a, in Nuova Zelanda in 6a, nel Regno Unito in 8a, in Sud Africa in 6a e in Irlanda in 8a. Il mio sospetto è che, siccome la maggior parte delle ricerche e dei click provenivano dagli USA, questa sia l’unica collocazione geografica dove sia stato possibile osservare la modifica nel posizionamento (ma è solo un’ipotesi)”

“Tutto questo però mi convince, conclude Fishkin, che ulteriori test sono giustificati e che il numero delle query e dei click potrebbe essere un fattore più diretto e più direttamente osservabile rispetto a quello che pensavo prima (in particolare nelle ricerche per query a coda lunga oppure per termini rari”.

Se volete aiutare Rand in questi test, potete partecipare ai suoi progetti seguendo (guarda caso) proprio questo link!