Bologna 40125, Italy
+39 347 517 719
info@htware.it

Google+ condiziona i risultati delle ricerche personalizzate

Google+ Authorship
Google+ e i risultati delle ricerche

Google+ e i risultati delle ricerche

Eric Enge non ha dubbi: Google+ può fare la differenza nelle SERP (pagine dei risultati) di Google.
“Per esempio, sostiene Enge, se qualcuno ti sta seguendo su Google+, le possibilità che possa vedere i tuoi post nelle prime posizioni dei risultati di una ricerca su Google sono molto alte”.
Non solo, possiamo aggiungere, ma anche tutte le persone nelle sue cerchie hanno la possibilità di vedere i post che hai scritto sul tuo profilo di Google+: con un effetto virale che produce benefici, diversamente da tutti gli altri social network, direttamente sui risultati della ricerca.

È vero, sono solo risultati personalizzati, ovvero risultati che Google seleziona per il profilo collegato: la stessa ricerca effettuata con una navigazione privata o anonima porterebbe a risultati diversi. Ma provate a immaginare cosa potrebbe succedere se una delle persone più influenti nel vostro segmento di mercato condividesse su Google+ uno dei vostri post: in poco tempo i vostri contenuti, ovviamente di qualità superiore, otterrebbero la massima esposizione e un’ampia fetta di pubblico interessato all’argomento.
Inoltre, secondo Rand Fishkin, Google considera nelle tue cerchie anche i contatti del tuo profilo di Gmail…

Impatto di Google+ sulle SERP

Impatto di Google+ sulle SERP

La domanda naturale che Eric Enge si pone è questa: può Google+ avere effetti anche sul posizionamento dei risultati non personalizzati e per contenuto non creato attraverso la piattaforma di GooglePlus?

Un dato è certo: non sono solo le condivisioni su Google+ a fare la differenza. Una posizione alta nelle pagine dei risultati dipende da una combinazione di segnali, tra cui i link interni e esterni che riceve, e i link che una pagina web può ricevere da Google+  sono di tipo follow, ovvero possono trasmettere pagerank nella misura in cui l’autore oppure colui che condivide siano in grado di trasmetterne.

Secondo Enge, attraverso l’aggiornamento Hummingbird, Google sta cercando il modo migliore per estrarre chiari segnali di valore da Google+ e propone una teoria singolare su come potrebbe svilupparsi l’algoritmo.

“Prendiamo in considerazione 3 diverse persone. La prima persona è attiva si Google+ e condivide molti contenuti, sia scritti di suo pugno, sia condivisi da altri. Ogni sua condivisione contiene una riflessione personale e il contenuto che condivide riceve molti +1, commenti e reazioni ai commenti. Le persone con cui interagisce a loro volta producono tonnellate di interazioni su Google+.
La seconda persona è ugualmente attiva su Google+ e condivide molti contenuti propri e di altri. A differenza della prima, però non aggiunge molto contenuto a quello che condivide e non ottiene lo stesso numero di interazioni da altri profili. Il tipo di interazione a cui tende sarà, per natura, superficiale.
La terza persona non è presente su Google+, ma è un’assoluta rockstar nel suo ambito di mercato, tutti la conoscono, ma lei non ha mai usato Google+.

Google non si può permettere di punire la terza persona, sarebbe una pessima scelta rispetto alla missione principale del motore di ricerca (e la sua fonte di guadagno): tra la prima e la seconda persona, invece, si potrà permettere un confronto comparativo, assegnando un maggior peso alla prima”.

I segnali sociali di Google+  non sono quindi dei valori assoluti, ma possono fare la differenza se stai cercando di emergere in un determinato mercato e, ovviamente, non sei la rockstar del momento!