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Guest Blogging: come riconoscere un blog in odore di spam ed evitarne i backlink

Guest Blogging: come evitare lo spam
Guest Blogging: come evitare lo spam

Guest Blogging: come evitare lo spam

Il guest blogging non è finito con l’editto di Matt Cutts, capo della Search Spam di Google, che disse: “mettici una pietra sopra”.

Secondo Neil Patel (Search Engine Journal) si può ancora fare guest blogging senza incorrere in penalizzazioni manuali di Google: per fare questo, però è fondamentale evitare cattivi siti di blogging oppure in odore di spam.

Patel consiglia di porti almeno 8 domande per capire quando sei si fronte ad uno spamming blog site:

1) Ci sono annunci nella prima schermata (above the fold)?

L’algoritmo Page Layout è stato spiegato in modo chiaro da Matt Cutts: “se la prima cosa che vedo di un sito web è un’area quasi interamente dedicata agli annunci, l’esperienza utente sarà mediocre e siti come questi potrebbero non posizionarsi e nemmeno andare troppo lontano”.

Questo non significa che un blog non può avere annunci, ma semplicemente che non ne deve avere troppi “above the fold”: inoltre ci sono anche eccezioni per cui gli annunci vengono tollerati. Patel fornisce l’esempio della homepage del New York Times dove, fino a poco tempo fa, erano posizionati tre blocchi di annunci nella prima schermata.
L’algoritmo Page Layout non comprende eventuali banner di collegamento da pagine di destinazione all’interno del sito (Call to Action).

2) La grafica sembra vecchia oppure brutta?

La legge di Patel è molto semplice: se ti sembra spam, molto probabilmente lo è!

A volte basta il colpo d’occhio senza seguire le viscere, ma pochi aspetti fondamentali:
– quanto contenuto reale è visibile nella prima schermata?
– esiste un menu di navigazione chiaro e accessibile sia agli umani che hai robot?

La struttura interna dei link, insieme tutti gli URLs collegati, è la chiave migliore per valutare lo stato di salute di un sito web: controlla che i contenuti delle pagine non siano generati da chiamate asincrone (AJAX) e che ogni contenuto abbia il suo URL.

3) Gli articoli sono su temi casuali di ampio respiro oppure sono organizzati per granai differenti?

Il segno distintivo di un sito che pratica spam, sostiene Patel, è la sua collezione di materiale casuale e non organizzato.

Questi siti non hanno un tema preciso e il loro contenuto nasce solo con l’intento di posizionare singole keyword, generare traffico e ritorni dalla pubblicità.

Il tuo obiettivo principale, quando cerchi un blog dove vuoi proporti come “ospite”, è trovare un sito web che parli dei temi della tua nicchia di mercato e che, qui dentro, sia rilevante. Il blog ideale per proporsi è quello dedicato ad un unico tema ed a cui sono dedicati approfondimenti e confronto di voci.
In alternativa, se il blog che hai trovato è dedicato a più temi, è fondamentale che abbia una struttura chiara di navigazione che permetta di distinguerli.

4) L’authorship di Google è stata implementata?

La presenza dell’authorship è il segno definitivo che conferma l’affidabilità del blog a cui proporti. Se un sito la utilizza [e Google la riconosce], dice Patel, significa che chi lo sta costruendo sa quello che fa!

Oltre al segnale di authorship, Patel consiglia anche di verificare quanto contenuto sia stato condiviso nelle cerchie dell’autore: maggiore è il contenuto e migliori sono le potenzialità del blog.

5) Il contenuto viene revisionato oppure modificato?

Se il contenuto di un guest post non viene revisionato in un processo editoriale si tratta, secondo Patel, di un segnale di pericolo! Se non conosci il proprietario del sito e questo ti fornisce immediatamente il privilegio di pubblicare un post senza alcuna revisione, devi essere cauto sulla validità del blog che hai trovato.

Il controllo editoriale dei contenuti del blog è un segnale di integrità: significa che il suo editore ha cura dei suoi contenuti e della reputazione generale nella sua nicchia.

6) Esiste una lista di requisiti per pubblicare guest post?

Se devi fornire informazioni o possedere requisiti necessari per poter pubblicare articoli sul blog che hai trovato, non disperare: si tratta, dice Patel, del miglior segnale di affidabilità.

Se un blog accetta ospiti senza mettere alcun filtro, si prende un grosso rischio. Quello che Google vuole colpire è proprio questo: l’uso indiscriminato e senza limiti del guest blogging. Se invece un blog si impone alcuni standard e sceglie con cura i propri autori, può sicuramente evitare penalizzazioni o svalutazioni di rank.

7) Qual’è il suo livello di Domain Authority?

La regola generale è che il sito dove hai intenzione di essere ospitato deve avere una Domain Authority (DA) maggiore rispetto a quella del tuo sito, soprattutto se la tua intenzione principale è quella di guadagnarti un backlink.

Controlla su Opensiteexplorer il DA del tuo sito e confrontalo con quello del blog su cui vorresti scrivere: Patel comunque consiglia di non essere ospiti di siti che hanno un DA inferiore a 25.

8) Devi pagare per scrivere un post?

Questa domanda è la più facile: non dovresti mai pagare per scrivere un guest post.

Qualsiasi scambio di contenuto, ammonisce Patel, che includa anche scambio di denaro, beni o servizi è altamente sospetto! Se qualcuno ti chiede di fornire “compensazioni” per l’ospitalità, la pubblicazione oppure per i servizi editoriali, Patel ti consiglia di cercare da qualche altra parte migliori opportunità.