Bologna 40125, Italy
+39 347 517 719
info@htware.it

Lettera di Larry Page agli investitori di Google: “Non è questo il motore di ricerca che sognavo”

Lo "stato" del cervello di Google
Lo "stato" del cervello di Google

Lo “stato” del cervello di Google

Alla fine della scorsa settimana, Larry Page (CEO e uno dei fondatori di Google), ha diffuso la sua classica lettera aperta, che pubblica ogni anno da quando Google è sul mercato. Secondo Greg Sterling (Search Engine Land) si tratta di un discorso simile a quello presidenziale, il famoso “State of the Union“: una lettera indirizzata ai fondatori e agli investitori, per far il punto su quello che è stato fatto nell’anno in corso e su quello che ci sarà da fare per quello successivo.

Questo il passaggio che ha colpito di più, della lettera vergata di pugno da Page: “nonostante tutto, siamo distanti milioni di miglia dal creare il motore di ricerca dei miei sogni, quello che trova per te solo l’informazione corretta, nel momento esatto in cui ne hai bisogno e senza il minimo sforzo!

Ma la premessa non impedisce comunque di celebrare un motore che muove “200 miliardi di ricerche al mese” e che ha l’ambizione di creare una rete di palloni aerospaziali con lo scopo di fornire a tutto il mondo un accesso ad internet.

Secondo alcuni è riuscito a glissare su tutte le questioni legali aperte tra Google e alcuni stati a proposito di privacy: su tutte la recente sentenza della Corte Europea di Giustizia, che ha stabilito il “diritto all’oblio” per i suoi cittadini (peccato che i comuni mortali siano disposti a vendere anche parti del proprio corpo per un briciolo di popolarità, mentre l’oblio lo vogliono solo massoni e lobbisti senza etica). Ma a quanto pare, secondo Sterling, Google avrebbe vertenze legali, sul fronte della libertà di concorrenza in India, in Canada e probabilmente ancora in Europa.

Tornando alle cose dette, Page ha fatto il punto sullo sviluppo del mobile e della sua galassia di applicazioni.

La ricerca vocale copre all’attuale 38 lingue e l’app Google Now fornisce informazioni senza nemmeno bisogno di chiederle. In meno di sei anni sono stati attivati più di un miliardo di dispositivi dotati del sistema operativo Android.

Poi elenca i successi nel campo della ricerca sull’interazione uomo-computer: Page dice che Google ha fatto progressi significanti nella comprensione del contesto della persona, trasformando la ricerca in un fatto più naturale, piuttosto che l’inserimento artificiale di una serie di keywords attraverso una tastiera.

L’ascesa di Google nel settore mobile non è sicuramente discutibile (si tratta ancora del vero mercato digitale, che surclasserà i PC, sia per numero di dispositivi, che per numero di utenti): qui dovrà vedersela con il suo concorrente più aggressivo sul campo, ovvero Facebook. Ma non è questo il tallone di achille di BigG: infatti è sugli studi intorno all’intelligenza artificiale che ancora una volta Google dimostra di essere vulnerabile e soprattutto nei confronti della concorrenza…

La notizia è di pochi giorni fa ed è già stata confermata: il gigante cinese tra i motori di ricerca Baidu ha rubato il “cervello di Google”, ovvero è riuscito a strappare dalla casa madre il capo del progetto “Deep Learning”, soprannominato “Google Brain”, al secolo Andrew Ng.

Andrew Ng è un esperto di intelligenza artificiale ed il suo progetto mirava a rendere i processi di elaborazione dati più efficienti e in grado di emulare l’intelligenza distribuita del cervello umano: adesso il suo cervello è passato alla concorrenza (forse la più temibile in fatto di numeri), che ha deciso di investire nei prossimi anni circa 300 miliardi di dollari nella ricerca.
Il cervello di Google se ne va, ma senza traslocare nel continente asiatico… Infatti Baidu ha aperto di recente una sua filiale nella Silicon Valley e il suo nuovo ufficio non sarà molto distante da quello attuale!