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Local SEO tra leggenda e verità: cosa fare per aumentare le potenzialità del tuo business sulla ricerca locale

Leggende e verità sulla Local SEO
Leggende e verità sulla Local SEO

Leggende e verità sulla Local SEO

Anche nella SEO locale si sono consolidate, negli ultimi anni, leggende (leggi: pessimi consigli) e mezze verità, che non hanno aiutato a fare chiarezza, su un aspetto della SEO che potrebbe rappresentare veramente una svolta per miriadi di micro imprese radicate in un territorio oppure per grandi aziende con diverse ramificazioni locali.

Per fare il punto, su quello che non funziona e quello che dovrebbe funzionare Chris Marentis (Search Engine Land) ha stilato un ottimo elenco di 5 leggende metropolitane affiancate ad altrettante verità e reali consigli testati sul campo.

Leggenda n.1: Google+ è il modo per aumentare il tuo rank

Prima di tutto, scrive Marentis, non esiste un unico modo per spingere il tuo rank su Google: la vera SEO è un’amalgama di diverse funzioni, e ultimamente, tutte hanno bisogno di avere una coerenza logica.
Molte aziende hanno ricevuto benefici dalla loro pagina su Google+, ma in realtà li hanno ricevuti perché non si sono preoccupate solo di Google, ma perché hanno messo in campo diverse strategie locali che le hanno aiutate positivamente nel loro posizionamento su Google.

Verità n.1: Google+ può aiutare il tuo rank

Le aziende dovrebbero essere presenti su Google+ e questo può aiutarle ad apparire nelle ricerche locali e su Google Maps. Se vuoi essere socialmente attivo su G+, consiglia Marentis, dovresti creare una pagina aziendale e collegarla al tuo sito utilizzando il tag rel=”author” per aumentare la visibilità dei tuoi contenuti nei risultati della ricerca su Google.

In realtà esistono pochi dati certi per questa affermazione, ma alcuni test dimostrano che buoni contenuti collegati ad una pagina di G+ sono favoriti nelle SERP.

Leggenda n.2: I link non rendono, le citazioni sì

Nessuno crede alla continua litania (“il link building è morto”)… Secondo Marentis suona un po’ come la filastrocca: “Din don la strega cattiva è morta!”… Così come non è vero che le citazioni possano sostituire i link!“

Verità n.2: la qualità vince sulla quantità nelle nicchie locali,

La verità è che sia i link che le citazioni possono aiutare la SEO, ma il fattore più importante è la qualità! Potresti avere 50 citazioni e nessun link, ma essere classificato peggio di un sito con 5 citazioni e 10 link, solo se i link di questo sito hanno una qualità migliore.

A volte i link che sono solo spam possono funzionare (basta dare un’occhiata ad alcune SERP per rendersene conto): ma questo succede solo perché potrebbe passare un po’ di tempo prima che i tuoi spamming links possano avere un impatto negativo sulla SEO. Il Pinguino non è un animale cattivo, ma quando non attacca potrebbero subentrare i controllori manuali… e qui non c’è storia!

Leggenda n.3: I social media non aiutano

Questo mito viene tramandato principalmente, scrive Marentis, tra tutti coloro che non usano i social media e che li evitano anche nel campo business. Questo approccio può solo ostacolare tutti gli sforzi che un’agenzia SEO compie, specialmente per un’attività locale.

Verità n.3: I segnali sociali creano backlink

Una semplice verità è che un contenuto postato sui social media, in modo particolare su Twitter, si può propagare su milioni di altri profili (con rispettivi siti web) e questo può effettivamente portare alla creazione di backlink naturali verso il tuo sito web.
I social media hanno un ruolo importante nel successo di un’attività locale e dove non arrivano a creare backlinks, sono importanti veicoli di traffico: tra questi Facebookk ha un ruolo di protagonista.

La chiave del successo è: restare in ascolto e postare contenuto di qualità e rilevante per i tuoi utenti: i segnali sociali che si creano attraverso una partecipazione attiva sui social networks (likes, commenti, retweet, etc.) hanno un impatto veramente significativo nella ricerca di Google.

Leggenda n.4: Meglio postare più contenuti e avere più persone nelle proprie cerchie su G+

È vero che una presenza attiva su G+ può aiutare la SEO e questo è dovuto al fatto che questo social media appartiene al più grande motore di ricerca esistente. È anche vero, però che Google riconosce la differenza tra post di alta qualità e quelli di bassa qualità (e anche tu dovresti riconoscerla).

Verità n.4: Meglio avere un vero interesse per G+

L’unico modo per far funzionare al meglio G+ è quello di avere un pubblico attivo e un’alta frequenza di +1 e condivisioni. Alta frequenza non significa sviluppare una massa critica, bensì una percentuale rispettabile in una nicchia particolare.

Un modo di avere successo su G+, secondo Marentis, potrebbe essere quello di unirsi a comunità che siano interessanti per la zona in cui è attiva il tuo cliente e per il suo pubblico di riferimento.

Leggenda n.5: L’esperienza utente non ha importanza

Questa è la leggenda meno vera, rispetto a tutte le altre: l’esperienza utente è il fattore, scrive Marentis, più importante rispetto a tutto il resto. L’esperienza utente deve essere il traino del content marketing, della condivisione sociale e tutto deve essere centrato sui bisogni e sulle necessità dei tuoi clienti, mettendo tutto questo in primo piano rispetto alle necessità della tua azienda.

Verità n.5: I tuoi contenuti devono avere un senso per il cliente

Ovunque siano raggiungibili (dalle pagine del tuo sito, da un profilo social oppure dalle SERP) i tuoi contenuti in testo, immagini e video, devono avere un senso preciso agli occhi dell’utente finale. Lo stesso vale per l’architettura del sito e per l’esperienza generale di navigazione.

Se progetti, non solo il sito web, ma l’intera attività economica con l’obiettivo di soddisfare l’utente finale, verrai sempre ricompensato nel tuo posizionamento!